Sandra è un’ottimista per natura, ha sempre il sorriso sulle cose.
Anzi, molto spesso se la ride proprio.
È abituata alla sopravvivenza, si fa spazio tra le sorelle, alle quali, volentieri, quando può, gliele suona, e di santa ragione. Predomina, insomma.
E, a 5 anni, ha fatto suo il mio motto adolescenziale “Volere è potere!”, con l’aggiunta di un pizzico di magia, nella quale solo i bambini possono credere con irremovibile certezza.
Stasera, a tavola, si parla di desideri.
Sandra, che si è portata una gamba sulla sedia, la testa china su un lato e un’espressione di disappunto, ascolta il suo papà, incorruttibile, inossidabile e insopportabile pessimista.
Mio marito va dissertando sui desideri. Su quelli realizzabili e quelli non realizzabili. Su quelli logici e quelli illogici. Perché alcuni sono possibili, altri impossibili. Nonostante gli sforzi enormi, nonostante i sacrifici. “Perché” – continua – “come dice Cartesio, bisogna cercare di vincere sé stessi piuttosto che la fortuna. E bisogna cercare di cambiare i propri desideri, piuttosto che l’ordine del mondo. E, in generale, bisogna abituarsi a credere che non c’è nulla che sia interamente in nostro possesso se non i nostri pensieri. Sicché, quando abbiamo fatto del nostro meglio rispetto alle cose fuori di noi, tutto quello che non ci riesce è assolutamente IMPOSSIBILE. Almeno per noi…”.
Sono senza parole, lo guardo allarmata … “Ora citerà pure Leopardi!”, penso tra me e me.
Intanto Paola e Camilla sono rimaste a bocca aperta.
Sandra, invece, guarda il padre con occhio scettico.
Poi, con l’aria da piccola donna saggia, sentenzia: “Papà, i desideri sono tutti realizzabili!”
Wow, che brava, non si è lasciata intimorire … che soddisfazione mia figlia! Che dose di ottimismo e di buona volontà! Ne farà di strada, certamente!
Mio marito, a questo punto, si concentra, dismette gli abiti del padre, si aggiusta gli occhiali e assume il ruolo del docente.
Si accinge quindi a confutare con calma, pezzo per pezzo, la tesi della figlia. E, visto che Cartesio non è bastato, ricorre a un esempio più semplice e lampante: “Sai, Sandra, anche io una volta ho espresso un desiderio … ”.
La bambina lo guarda, ma ha già ha capito dove il padre vuole andare a parare. Perciò lo interrompe: “Ah, si? Ma … hai visto la stella cadente?”.
“Certo che si” – risponde tranquillo mio marito – “ho espresso il desiderio mentre vedevo la stella cadere. E la stella ha lasciato una scia, lunga lunga e luminosa… ”
“E allora?” Chiede Sandra.
“E allora” – prosegue mio marito – “ho pensato che tutto sarebbe andato come volevo… e così sono passati i giorni, i mesi, gli anni… Ma il desiderio non si è avverato.”
Silenzio. Sandra lo guarda, aspetta e tace.
Mio marito riprende il discorso: “E sai che cosa avevo desiderato, mia piccola Sandra? Di avere tre figlie. Tre figlie belle e buone. E, soprattutto, tre figlie che facessero SEMPRE le brave!”.
Sandra ride e, senza spostarsi di un millimetro dalla sua posa plastica, ribatte lesta: “Papà, ma allora i tuoi desideri erano SEI!”. Ed eliminando ogni dubbio, con una certa soddisfazione, conclude: “… e solo il SESTO non si è avverato!”.