Sinistra e moderati cercansi

L’annacquamento del PD con i moderati si è rivelato deleterio per una parte della sinistra riformista. Essa, infatti, ha finito per convergere progressivamente verso l’area centrista smarrendo buona parte della sua originaria vocazione

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Nel dibattito su cosa stia mancando nel nostro paese in questo specifico momento storico mi viene subito da pensare a due cose: 1) all’assenza di una vera sinistra; 2) al silenzio assordante (che è esso stesso un’assenza) dei moderati. Provo a ragionare su questi aspetti, perché ritengo che entrambi stiano avendo un peso rilevantissimo nello scenario politico italiano, ma anche con la consapevolezza che si tratti di questioni spinosissime alle quali si dovranno riservare ulteriori occasioni di dibattito e di confronto culturale. Che la sinistra sia da tempo in crisi di valori, idee e uomini è un dato di fatto. L’annacquamento del PD con i moderati, che aveva una sua logica e prospettiva, ovvero, ancorare il paese alle sue tradizioni geopolitiche di matrice riformatrice, democristiana e liberale, e mantenendo una certa attenzione al welfare, in realtà si è rivelato deleterio per una parte della sinistra riformista. Essa, infatti, ha finito per convergere progressivamente verso l’area centrista (andando quasi a sovrapporsi a Forza Italia) e smarrendo buona parte della sua originaria vocazione di sinistra.

La crisi del PD cartina di tornasole di una crisi del riformismo e del propagarsi dell’onda nazional-populista

Per altro verso, la sinistra più radicale ha continuato a vivere le stagioni della frammentazione e delle divisioni, per cui, a tutt’oggi, non riesce ad avere la necessaria credibilità presso gli stessi elettori di sinistra. Landini si è smarcato dalla tentazione (suicida?) di essere il nuovo possibile capo della sinistra italiana, rimanendo fedele al suo cliché di sindacalista moderno e tradizionale, arguto e semplice nel racconto della società di oggi, duro e sorridente allo stesso tempo. Ma, forse, a ben vedere, resta l’unico vero possibile capo di una sinistra che dovrebbe ritrovarsi sui valori sempreverdi della giustizia sociale, senza la visione manichea (alla Robin Hood, per intenderci) ma ponendo al centro della sua azione il necessario e inderogabile riequilibrio tra il troppo ricco e il troppo povero. Categorie che, purtroppo, non si sono affatto esaurite, né nei termini né nei contenuti. Anzi, il disequilibrio si è allargato, il capitalismo si è trasformato in un continuo homo homini lupus e chi avrebbe dovuto lottare per mediare si è seduto a gozzovigliare al tavolo dei potenti o non ha capito cosa stava accadendo. Parlare alla gente mantenendo la barra ferma sulla Costituzione e analizzando le ragioni economiche dei gravi scompensi sociali sarebbe già un importante punto di partenza per la sinistra del futuro (meglio sarebbe se fosse la sinistra del presente!).
La seconda questione riguarda proprio i moderati. La progressiva ascesa della Lega sta, di fatto, azzerando la cultura liberal-moderata del e nel paese. Il suo estremismo destrorso, il parlare alla pancia del popolo, il suo richiamo alla legalità formale, il suo continuo agitare la bandiera dell’immigrazione, il suo saldo legame con tutto ciò che istituzionalmente richiama ai concetti di autorità, ordine e controllo, il continuo depotenziamento dei diritti umani e sociali (già iniziato con i governi precedenti, invero) hanno creato un effetto dirompente sulla borghesia moderata italiana. In parte sedotta dall’uomo forte milanese e in parte silenziosa, perché smarrita, senza idee, consapevole dello scivolamento a destra del paese, ma incapace di reagire perché non riesce a identificarsi in un politico nuovo che dica cose sagge ed equilibrate. Sicché i moderati non riescono a battere colpo, sono stati relegati o si sono relegati deliberatamente nelle retrovie a difendere i propri interessi economici, senza quel grado di razionalità e di audacia che hanno storicamente sempre mostrato. Vorrei solo ricordare, a tal proposito, che la lotta contro la feudalità nel Settecento fu intrapresa anche da moltissimi “borghesi” illuminati, che smisero di pensare agli interessi dei padri e dei ceti privilegiati dai quali in parte provenivano per provare a rinnovare la società, dando un contributo decisivo a quella prospettiva. Quei borghesi illuminati si misero anche a lottare contro il colonialismo, contro lo schiavismo e contro il profitto illecito e irregolare. Mai come oggi ci sarebbe bisogno di moderati coraggiosi e consapevoli di quella stessa pasta. Ridateci o riprendiamoci la vera sinistra e i veri moderati, prima che sia troppo tardi.