Mosca “benedice” il dialogo in corso tra i curdi ed il governo di Damasco, dialogo rilanciato con forza dalla decisione del presidente Trump di ritirare le truppe statunitensi dalle regioni settentrionali della Siria. Un passo indietro – motivato con l’ormai conseguita distruzione del Califfato in Siria – che, di fatto, priva i curdi dell’ombrello protettivo a stelle e strisce, lasciandoli esposti alla più volta annunciata offensiva turca. Ankara poco gradisce la presenza di un territorio curdo autogovernato ai suoi confini e più volte, nelle scorse settimane, ha minacciato di lanciare una nuova offensiva militare per creare un territorio cuscinetto controllato da milizie filo turche. In pratica Ankara vorrebbe ripetere a Manbij quel che ha già fatto ad Afrin. Di qui il riavvicinamento tra i curdi ed il governo di Assad che, grazie al sostegno russo ed iraniano, appare essere ormai il vero vincitore del lungo conflitto siriano.

Che le regioni della Siria settentrionale ritornino sotto il pieno controllo di Damasco è, quindi, l’auspicio del ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov. “Siamo convinti – ha detto Lavrov nel corso della tradizioinale conferenza stampa di inizio anno – che l’unica e miglior soluzione sia il trasferimento di questi territori sotto il controllo del governo siriano, delle forze di sicurezza e delle strutture amministrative siriane. Accogliamo con favore e appoggiamo i contatti che sono iniziati tra i rappresentanti curdi e le autorità siriane, in modo che possano tornare alle loro vite sotto un unico governo, senza interferenze esterne”. Un messaggio chiaro indirizzato alla Turchia: nella giornata di ieri, infatti, Ankara ha annunciato l’intenzione di creare una fascia di sicurezza nella Siria settentrionale.

Proprio questo tema sarà al centro del colloquio, previsto per il prossimo 23 gennaio, tra il presidente russo Putin ed il suo omologo turco Erdogan. Difficile che i desiderata di Ankara trovino il via libera di Mosca, considerata la posizione ufficiale russa ribadita da Lavrov: “Il nostro obiettivo principale, condiviso anche dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dalle Nazioni Unite, è il ripristino dell’integrità e della sovranità territoriale in Siria”. Non è difficile immaginare che Putin ed Erdogan riusciranno a trovare un’intesa, considerato che da più di un anno ormai Russia e Turchia lavorano d’intesa alla soluzione della crisi siriana. Crisi che a breve potrebbe vedere un’evoluzione nella regione di Idlib: sono sempre più insistenti le voci una possibile offensiva dei governativi nell’ultima provincia rimasta in mano dei ribelli legati alle componenti islamiche più estreme. Proprio ad Idlib Hayat Tahir al-Sham – formazione erede delle milizie legate ad Al Quaida – ha condotto una dura campagna contro altri gruppi ribelli, arrivando a controllare la maggior parte della provincia.