Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad un ritiro in tempi rapidi dei propri militari dalla Siria. A rafforzare un’ipotesi che circola da diversi giorni oltre Atlantico è l’immancabile tweet di Donald Trump. “Abbiamo sconfitto l’Is in Siria, per me l’unico motivo di stare lì durante la presidenza Trump”, ha twittato oggi l’inquilino della Casa Bianca. Nella stessa direzione vanno anche le indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, secondo cui le forze armate statunitensi avrebbero già avvisato i propri alleati nella regione – segnatamente i curdi delle Sdf – di un “imminente” ritiro delle truppe americane.

Il presidente Usa Donald Trump

Sempre stando alla ricostruzione fatta dal Wall Street Journal la decisione di procedere al ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria – circa 2mila uomini presenti sul territorio senza alcun consenso del governo di Damasco – sarebbe maturata nel corso di un colloquio tra il presidente statunitense ed il suo omologo turco Recep Erdogan. Da tempo quest’ultimo sta esercitando pressioni su Washington per avere mano libera nelle regioni nord-orientali della Siria, ovvero nelle aree a maggioranza curda. Erdogan nelle ultime settimane ha più volte dato per imminente un intervento contro le Sdf, operazione per cui si sarebbero già mobilitati circa 15mila miliziani siriani filoturchi. Le pressioni di Ankara potrebbero aver spinto Trump a decidere per il ritiro delle truppe Usa dalla Siria – una presenza mai veramente voluta dal presidente statunitense -, nel tentativo di non spingere definitivamente la Turchia verso la Russia, altro Paese che in Siria sta giocando una complessa partita geopolitica. E decisamente con maggior successo rispetto agli Usa.

Tra i segnali di uno sganciamento americano dal teatro siriano – dove grazie a Mosca e Teheran è fallito il tentativo di cambio di regime e lo Stato Islamico è stato costretto alla difensiva – possono essere annoverate le dichiarazioni rilasciate lo scorso 17 dicembre dall’inviato speciale Usa, James Jeffrey che, in un intervento all’Atlantic Council a Washington, ha osservato che il sostegno ai gruppi armati curdo-arabi “è temporaneo”. Jeffrey, inoltre, ha tenuto a sottolineare come gli Stati Uniti non abbiano “relazioni permanenti con entità sub-statali”, frase che lascia sottintendere un mancato appoggio alla creazione di un’entità statuale curda nella Siria orientale. Altro indice del probabile disimpegno americano potrebbe essere il mancato intervento nei giorni scorsi dell’aviazione statunitense contro le truppe di Damasco, impegnate in alcune operazioni – seppur di non grande entità – contro formazioni ribelli sostenute dagli Usa nell’area di Al Tanf.