@SmartTD e il Tunnel dell’Industry 4.0

Nella scia di quanto fatto dalla Germania, si potrebbe creare un modello di sviluppo Italia 5.0, ma per farlo non si può prescindere da misure che eliminino i fattori ostativi allo sviluppo, quali criminalità, corruzione, industrializzazione del sud

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Riprendo l’incipit della rubrica così come presentato nel primo numero di uscita il 30 dicembre.

@SmartTD è un tunnel, un modo per collegare conoscenze a conoscenze, creare percorsi ideativi con tappe unite da un argomento o dalla vicinanza geografica e mettere in evidenza gli eventi del momento.

Continuiamo a costruire quest’hub stavolta partendo dalla prospettiva del lettore di SalernoSera e chiedendoti la collaborazione con un tweet, una mail, un messaggio. Iniziamo con un tema rimosso dai social come se i nostri problemi siano solo le curve della pin-up di turno o i non sbarchi dei migranti. @SmartTD vuole dare contezza del fatto che qualsiasi azione, o riforma che sia, ha un impatto concreto nella nostra vita seppure riguardasse nuovi tecniche di estrazione del Platino dal Sud Africa o nuovi dazi sulle importazioni delle banane dal Centro America. In entrambi i casi troveremmo dei lavoratori, delle famiglie di fronte a una nuova realtà, imprevista  nella loro vita e forse avremmo dei nuovi migranti, sicuramente concretizzeremmo l’effetto farfalla.

Anche le riforme nel nostro paese ci portano nuove realtà non previste e forse avremmo più poveri.

Prendiamo le riforme che hanno, nelle intenzioni di chi le ha proposte, il compito di alleviare  la piaga della disoccupazione ed essere un concreto contrasto alla povertà. Verificarne non tanto la bontà astratta quanto la ricaduta concreta sul territorio. Quali meccanismi possono innestare e come?

Le proposte saranno viste da chi nel concreto opera e può credere o non crede a queste soluzioni. Iniziamo con Corrado Montoro, CEO di Nexsoft spa, società informatica salernitana tra le più vivaci ed innovative. Nexsoft è leader in Italia nel settore dei Servizi di System Integration, Managed Services  ed IT Consulting. Ricerca, innovazione e sviluppo sono parole-chiave nel disegno strategico aziendale Nexsoft, dove l’innovazione è un investimento obbligatorio per assicurarsi il futuro e le basi di una solida presenza sul mercato. Nexsoft punta sulla continua interazione tra ricerca interna ed esterna e sull’elevata specializzazione del proprio team di professionisti. Date le caratteristiche dell’azienda viene spontaneo chiedergli cosa ne pensa di Industry 4.0. Corrado Montoro non è proprio convinto, quasi fosse un modello negativo: “Non dico che sia negativo ma la domanda richiede una risposta più articolata. Proviamo prima a capire da dove viene Industry 4.0 e a cosa serve. In estrema sintesi Industry 4.0 è un modello del governo tedesco teorizzato nel 2011 e attuato nel 2013 che serve a vincere la sfida della globalizzazione. Infatti, grazie (o a causa) dei processi di globalizzazione l’Occidente (anzi l’intero mondo) si è trovato invaso da prodotti provenienti da paesi dove il costo della manodopera è estremamente più basso rispetto agli standard occidentali creando una profonda crisi nel tessuto industriale di numerosi comparti manifatturieri. I tedeschi hanno affrontato (e risolto) il problema con successo agendo in maniera radicale sul tessuto produttivo, operando con un sistema complesso di iniziative che hanno coinvolto infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende. In pratica hanno realizzato un’ingegneria produttiva (Industry 4.0) dove l’incidenza del costo di manodopera per singolo prodotto è estremamente più bassa rispetto a un’industria tradizionale. Questo teoricamente avrebbero dovuto portare a un forte tasso di disoccupazione, in realtà l’aumentata capacità produttiva a costi contenuti ha fatto in modo che i prodotti tedeschi guadagnassero forti quote di mercato e quindi, sebbene le unità di lavoro per singolo prodotto siano basse, i volumi aumentati hanno fatto sì che oggi la disoccupazione in Germania sia al 4%. Per aver prova di ciò basti veder i dati del surplus commerciale tedesco che nel 2017 si attesta ad oltre 300 mld.”

Quindi. alla luce dei dati della Germania, Industry 4.0 potrebbe essere un buon modello anche per l’Italia?

“Teoricamente si, praticamente bisogna considerare 3 fattori: il primo è il commitment ovvero il paese (e chi lo governa) che deve sposare il progetto in maniera complessiva, ma già vediamo che in occasione del cambio di governo è stata depotenziata l’alternanza scuola-lavoro e sono stati ridotti gli incentivi dell’ottimo piano Calenda, il secondo punto è il forte debito pubblico che non consente di fare tutti gli investimenti necessari in infrastrutture, energia e ricerca; il terzo, forse più importante, è il tempo, ovvero il modello vincente sei anni or sono non è detto che funzioni altrettanto bene nel prossimo futuro. Il mondo sta andando rapidissimamente verso una sovrapproduzione di beni, ovvero ci sono più beni di quanti ne possiamo consumare tant’è che sempre più spesso assistiamo a politiche scorrette di obsolescenza programmata per sostenere artificialmente i consumi. Ne deriva quindi che puntare tutto sul manifatturiero possa non essere la mossa migliore. In merito all’Italia a mio avviso si deve proseguire e anzi accelerare sull’attuazione del modello Industry 4.0: ciò può sembrare una contraddizione rispetto a quanto detto prima, ma non possiamo lasciar sgretolare quel che rimane del nostro sistema produttivo che è pur sempre il secondo sistema manifatturiero in Europa. Parallelamente metterei le migliori menti del paese a lavorare sulle nostre peculiarità per creare un modello italiano di sviluppo che potremmo chiamarlo Italia 5.0. Quale che sia questo modello (avrei alcune idee ma il discorso si allungherebbe troppo) non si potrà prescindere da alcune misure che eliminino i fattori ostativi allo sviluppo, quali criminalità, corruzione, industrializzazione del sud, burocrazia, infrastrutture, ma occorrerà altresì tendere alla rimozione di meccanismi di intermediazione di filiera che deprimono i produttori di interi comparti.”

Complessivamente il nostro lettore che ne pensa? Vale la pena parlarne ancora? Creare quell’hub di pensiero che @SmartTD si propone per cui è importante interagire con SalernoSera?

Con una mail o un tweet ai contatti in calce e persino un piccione viaggiatore, qualsiasi cosa va bene perché la libertà è partecipazione.