Solo il commissariamento può salvare la Campania

Giorni drammatici, con la gente che muore nei Pronto Soccorso, ospedali ko e un osceno balletto di cifre. E uno scontro politico surreale, con il Pd impegnato a difendere un indifendibile

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Nel giorno in cui il Paese supera il milione di positivi dall’inizio della pandemia c’è una regione in cui, tra i parametri che stabiliscono la gravità dell’emergenza, l’indice di contagiosità è macabramente rimpiazzato da quello di gradimento del massimo rappresentante istituzionale. Dopo essersi ripetuta come farsa nei mesi scorsi, la storia in Campania torna al registro della tragedia: ieri 34 morti, una decina a Napoli, uno nella toilette del Pronto Soccorso del Cardarelli, con tanto di video divenuto subito virale, 4 a Castellammare, in ambulanze in coda. Decessi legati al drammatico tracollo di ogni tipo di assistenza: domiciliare, ospedaliera nei reparti di degenza, complessa in subintensive o intensive senza rianimatori. Storie e cifre che fanno accapponare la pelle, e spingono Walter Ricciardi, consulente di Speranza, a chiedere la zona rossa. Il governo traccheggia, paralizzato dallo scontro interno tra Cinque Stelle e Pd, con quest’ultimo partito che, in un crescendo di irresponsabilità, s’è schierato a falange macedone in difesa di un indifendibile, che dal canto suo risulta impegnato solo a dettare livorose smentite alle bolge dantesche degli ospedali documentate da giornali e televisioni. Al caos dei tamponi testimoniato dai medici di base. Alle contestazioni dei dati contenuti nelle immaginifiche veline con tripli salti mortali lessicali che diffonde alle 5 del pomeriggio, che non collimano con quelli del Ministero. Una maschera tragica che si è fatta completamente risucchiare dalla dimensione parallela costruita durante la prima ondata della pandemia, con la complicità della plebaglia sanfedista dei social. Una gabbia abitata da fantasie mistificanti, allora come adesso. I suoi numeri non corrispondono a alcun dato di realtà. Ha comunicato che il tasso di occupazione delle intensive è al 27%, smentito dal Ministero, a cui risulta il 33%, oltre la soglia critica. Una settimana fa, in una notte, ha triplicato i posti di terapia intensiva, prima indicati come “attivabili”, poi come “disponibili”, portandoli a 560, ma dimenticandosi di dire che non ne può attivare nemmeno un terzo, perché mancano anestesisti e rianimatori, gli unici abilitati a intubare i pazienti. Oggi, ai 560, ne ha sommati altri 66, portando il totale a 626: sarebbero quelli dei famigerati “ospedali a blocchi”, realizzati e mai entrati in funzione perché non collaudati. Quello di Salerno, tanto per dire, non è nemmeno collegato al sistema fognario. Asserragliato nel bunker di via Porto a Salerno, nella sede del Genio Civile, dal quale non si muove più da due mesi perché ha paura di prendersi il virus, dà numeri diversi tutti i giorni. Assomiglia all’imbolsito Simón Bolívar di Garcia Marquez. Per tirarlo fuori dal labirinto in cui s’è perso non ci sarebbe che il commissariamento dell’emergenza. La catastrofe non è dietro l’angolo. La Campania ci è già dentro.

Da “Il Quotidiano del Sud” del 12 novembre 2020, prima pagina

*aggiornato alle 17:53 del 12 novembre