Solo parte della Campania ha alta densità abitativa

La Geografia svela le alchimie dei calcoli numerici ed evidenzia le forzature del governatore. Nei capoluoghi e nelle aree connesse le più elevate concentrazioni

0
288

Il presidente De Luca, nel corso delle sue apparizioni sulla TV nazionale, alla domanda sul perché avesse adottato misure draconiane per contenere la diffusione del COVID19 in Campania, nonostante il numero di contagi ridotto rispetto a quello della Lombardia, ha risposto sempre allo stesso modo: perché la nostra regione ha il più alto tasso di densità in Italia. E che la Campania sia la prima regione per densità (426 circa ab. per kmq) lo si insegna ai corsi universitari di Geografia. Ma con un’immancabile avvertenza: attenzione a non cadere nelle illusioni della Statistica. Perché la densità numerica, che conteggia il numero di individui per area unitaria di superficie, tende a nascondere la realtà più che a svelarla. Non per nulla i geografi fanno ricorso ad altri tipi di calcolo per non cadere in interpretazioni errate dei fenomeni territoriali. Ma torniamo alla Campania e ai suoi indici di abitanti per kmq. Il plurale è qui d’obbligo, perché se l’Italia è il Paese dei cento campanili, la Campania è la regione delle cento, anzi, per la precisione, 552 densità. Parlare di una densità unica fa immaginare un’omogeneità che nella realtà non esiste, particolarmente in una regione che, per motivi ambientali (orografici, morfologici, climatici e via dicendo) e storici si differenzia al proprio interno in maniera significativa. Non a caso Giuseppe Galasso era solito ripetere che la Campania è figlia della storia e non della geografia. Ma per riportare la diversità a unità non c’è niente di meglio della Statistica. Poiché l’indice è frutto di una media, accade per la popolazione come per il pollo di Trilussa: se ci sono zone con densità elevata o elevatissima e altre con densità bassa o bassissima la media non lo dice. E la media non dice nemmeno se a essere quantitativamente superiori siano le prime o le seconde. E non ci spiega neppure se a essere popolate siano le zone pianeggianti piuttosto che quelle di altura, parti di un “osso”, per usare l’espressione di Manlio Rossi Doria, che in Campania prevale (la “polpa” corrisponde ad appena il 15%). Ma, scorrendo le cifre dei singoli comuni campani e visualizzandole in un cartogramma a mosaico, di queste diversità si può venire a capo. Si scopre così che a fare schizzare in alto la media della densità campana sono i concentratissimi comuni della provincia di Napoli (con punte di oltre 12.000 abitanti per kmq), una parte ridotta delle province di Caserta e Salerno e un’altra, ancora più ridotta, delle province di Avellino e Benevento (come si vede nel cartogramma qui riportato). Attraverso le cifre dell’Istat queste differenze si possono quantificare in maniera più esplicita: sui 552 comuni campani, 196 hanno una densità inferiore ai 100 abitanti per kmq, 104 sono al di sotto dei 200, 40 al di sotto dei 300, 29 al di sotto dei 400, per un totale di 369 comuni, corrispondenti a circa il 66% sul totale. Solo i restanti 181 comuni sono al di sopra dei 400 abitanti per kmq (di cui 122 con una densità superiore ai 1000), per un totale di 32% circa. Senza volere entrare nel merito degli squilibri di una regione “bipolare” in tutte le sue manifestazioni, la domanda finale è solo una: c’era davvero bisogno di chiudere tutta la Campania per fronteggiare il COVID19?

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)