Speranze dalla terapia di Tarro. Cardiologo nocerino nel pool

Il dottor Palma: «Risultati significativi dalla cura antitrombotica»

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Covid19, speranze dalla terapia antitrombotica. Sono i risultati di una ricerca condotta in Campania, pubblicata in Asia, e firmata anche da un cardiologo nocerino. “Il nuovo coronavirus è una malattia coagulativa con diffuse trombosi del sistema vascolare: il ruolo fondamentale della terapia antitrombotica”. Questo il titolo dello studio, i cui autori sono il virologo Giulio Tarro, il pneumologo Pasquale Imitazione dell’ospedale Monaldi, e Giampaolo Palma, direttore dell’omonimo “Centro medico di cardiologia di Nocera Inferiore. I risultati della ricerca sono stati anticipati, più volte, da Tarro a questo quotidiano. Ora trovano largo spazio sull’International Journal of current reserach, rivista scientifica asiatica. Lo screening si basa sul trattamento di pazienti Covid19, ricoverati in reparti ospedalieri della regione. In particolare, ammalati della terapia intensiva del Cotugno. «Lo studio dice – premette il dottor Palma – che il Covid19 è una endotelite vascolare sistemica diffusa multiorgano». L’endotelite è una infiammazione dell’endotelio, strato molto sottile di cellule, che riveste la parete interna dei vasi e del cuore. «Il virus – spiega il cardiologo – attacca i vasi sanguigni provocando trombosi vascolare diffusa. Ed è importante la terapia antitrombotica che migliora significativamente la prognosi dei pazienti covid». Nello studio si citano gli effetti dell’eparina, un anticoagulante. «Si ritiene che l’aggiunta di eparina alla terapia standard utilizzata nell’infezione di Covid-19 – si legge – abbia un impatto positivo sulla progressione della malattia». Ma per capire come, bisogna fare un passo indietro. «Un evento chiave nell’evoluzione della malattia di Covid-19 è rappresentato dai disturbi della coagulazione e ciò – si legge nella ricerca – è confermato da sempre più prove e osservazioni. Prove cliniche, test di laboratorio, test istologici e tecniche radiologiche hanno confermato che Covid-19 attacca non solo direttamente il parenchima polmonare ma è soprattutto una “malattia vascolare sistemica diffusa che colpisce tutti gli organi” e non solo i polmoni». Si ricorda, inoltre, che «i disturbi della coagulazione erano già stati ipotizzati in pazienti ospedalizzati, sebbene aumentando la pO2 (pressione dell’ossigeno, ndr), le prestazioni respiratorie non migliorassero perché i polmoni apparivano “insensibili”». Tutto ciò «ha confermato che doveva esserci un altro meccanismo fisiopatologico dell’evoluzione della malattia in caso di grave insufficienza respiratoria». Ma quali sono le manifestazioni cliniche della malattia della coagulazione di Covid19? «Tromboembolia polmonare nel polmone – scrivono i ricercatori-; sindromi coronariche acute (Sca) – insufficienza cardiaca e aritmie minacciose oltre alla miocardite cardiaca, ictus anche in pazienti giovani senza comorbilità cerebrale, nella vasculite con aumento della prevalenza della sindrome di Kawasaki in bambini spesso asintomatici e insufficienza renale acuta come danno renale e intestinale disturbi come danni all’intestino tenue».
Pertanto, «le terapie che hanno ridotto un numero considerevole di accesso statistico ai pazienti in terapia intensiva (Icu) per la ventilazione assistita per grave insufficienza respiratoria – sentenzia lo studio – hanno dimostrato di essere le terapie che bloccano un meccanismo fisio-patologico fondamentale della malattia di Covid-19, cioè l’iper-coagulazione e infiammazione. Come confermato dai dipartimenti Covid in Italia, era essenziale bloccare la tempesta di coagulazione e tossine infiammatorie con anticoagulanti e steroidi a dosi terapeutiche e somministrate al momento giusto». La conclusione: «La malattia Covid-19 è una malattia endoteliale; è un’infiammazione sistemica dei vasi sanguigni che può generare gravi micro-disturbi nel flusso sanguigno e danni a polmoni, cuore, cervello, reni e intestino». E quindi «a livello terapeutico, ciò significa che è necessario combattere la moltiplicazione virale e l’infiammazione ma, allo stesso tempo, “è di fondamentale importanza proteggere il sistema cardiovascolare dei pazienti con farmaci che agiscono sull’iper-coagulazione”». Un possibile passo avanti, nella difficile lotta al coronavirus.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)