Su Francesco attenti alle fake news

È controproducente attribuire al papa pensieri frutto di argomentazioni personali, pericolosa strumentalizzazione in una stagione che vede il pontefice contestato da una subdola schiera di conservatori

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“Ha ragione Francesco, meglio atei che cattivi cristiani” è il titolo di un articolo appena pubblicato che ha attratto la mia attenzione. Certamente non è questa presunta affermazione del papa a far “capire da che parte sta”, ma il ragionamento proposto mi è parso un ennesimo uso strumentale degli interventi pontifici. Nel rubricarlo come “un atto di straordinario valore politico sapientemente nascosto (…) nelle pieghe di una legittimazione culturale del non credente” l’autore coglie l’occasione per criticare un criticabile ministro della repubblica sul quale sarebbe meglio far calare silenzio stampa e mediatico per ridimensionarne veramente e finalmente l’ossessiva presenza.
Dopo un breve riscontro, mi son reso conto che molti siti hanno riportato la frase del pontefice con virgolettati del tipo “Meglio atei che andare in Chiesa e odiare gli altri” trascurando una regola fondamentale del giornalismo e della comunicazione: riferire con esattezza quanto viene detto.

Bando alle facili deduzioni: la parola del pontefice va contestualizzata e poi analizzata con attenzione

Papa Francesco non ha mai pronunciato l’espressione “Meglio atei che ipocriti”. Dal testo ufficiale è stata estrapolata e riproposta ad libitum la frase: “E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo.”
Nulla contro gli atei e, come ha già detto Francesco, chi sono io per condannarli? Ma nel suo discorso il papa riflette sulla coerenza della vita personale, perciò l’ipocrisia si pone agli antipodi dell’insegnamento evangelico, soprattutto se si fa riferimento al discorso della montagna e si prega il “Padre Nostro”.
Nell’attuale controversa pratica delle fake news chi, come un docente di storia, ha un po’ di pratica con l’esegesi dei documenti deve in primo luogo verificare l’attendibilità del testo.
È controproducente attribuire al papa pensieri frutto di argomentazioni personali, pericolosa strumentalizzazione in una stagione che vede il pontefice contestato da una subdola schiera di conservatori. Per interesse e per ignoranza alcuni accusano Francesco di eresia, dimenticando o non volendo comprendere che il suo magistero è teso a vivificare, attualizzandola, la più genuina tradizione della chiesa primitiva e del vangelo, liberandola degli ipocriti orpelli di successive stagioni di potere.