Sul campo le macerie della dignità dell’avvocato

Dopo il rinvio delle elezioni forensi, il Consiglio uscente sembra impegnato nella riorganizzazione del potere e dei papabili. Come dire: non appena saremo pronti, vi faremo sapere

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Il presidente uscente degli avvocati salernitani Americo Montera

La seconda puntata dell’avventurosa vicenda elettorale per il rinnovo dei Consigli degli ordini circondariali degli avvocati è in realtà più simile ad un bignami che riassume La recherche di Proust.
Nel giro di 48 ore l’intera classe forense italiana si è confrontata con pareri che sconfessavano la sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione e la stessa legge elettorale forense.
Variegato panorama: Avvocati che, letto il parere ma non la sentenza a sezioni unite, si allineavano al parere; Avvocati che, letta la sentenza, non avevano neppure bisogno di leggere il parere; Avvocati a cui la legge da sola bastava; Avvocati che ignoravano pure cosa stesse accadendo.
Sul finale, un colpo di teatro, ben due emendamenti alla legge elettorale degli avvocati assestati in rapida successione: uno presentato dall’opposizione (che aveva letto il parere ma non la sentenza, a tacer d’altro); un altro proposto dalla maggioranza in stile salomonico antico che mantiene la linea della sentenza a sezioni unite ma graziosamente concede un rinvio per indire nuove assemblee elettorali entro il termine del 31.7.
Un buffetto sulla guancia dello Stato paternalistico.

La Cittadella giudiziaria di Salerno: sono tanti gli avvocati che denunciano la scarsa rappresentatività, negli ultimi anni, del Consiglio dell’Ordine

Quest’ultimo emendamento divenuto schema di Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 gennaio scorso è sopravvissuto alla battaglia ed è in attesa di conversione.
Sul campo son rimaste le macerie della dignità dell’avvocatura e prese di posizione immaginabili ma incredibili che difficilmente alcuni dimenticheranno e il susseguirsi di indicazioni oscillanti tra il diritto e la morale per fare passi in avanti, passi indietro, passi di lato e di sorpassi degni di una quadriglia.
E se nelle intenzioni del legislatore dell’ “urgenza”, il rinvio entro luglio (col bene che ti voglio) delle elezioni forensi è stato motivato dalla necessità di scongiurare la Babele dando stabilità e uniformità di applicazione del principio già consacrato in legge sul divieto del doppio mandato, nella pratica ha determinato ancora più confusione sotto il sole delle elezioni per il rinnovo dei Consigli dell’ordine.
E così, la soap opera si è adeguata e trasformata in un feuilleton provinciale in cui ognuno decide (nel solco possibilista segnato dal decreto) di fare un po’ come gli pare.
A Vallo della Lucania, Potenza, Trani, Milano e Roma nessun rinvio; a Catania dopo tre giorni le operazioni elettorali in corso sono state bruscamente sospese; a Firenze le elezioni sono state rinviate con candidature congelate (quelle già presentate restano valide).
… A Salerno?
A Salerno, naturalmente, è stato disposto il rinvio (o meglio annullamento della delibera che aveva indetto le elezioni per il 17,18,19 gennaio e inefficacia delle candidature già presentate).
Dopo la strenua difesa della posizione, si affaccia la vulgata del rispetto della legge e, testualmente, dell’ “elettorato attivo e passivo, quest’ultimo (il passivo ndr) presumibilmente limitato, ad oggi, soprattutto in conseguenza delle diverse interpretazioni rese a partire dalla sentenza”.
Quanto basta per annullare al buio le elezioni già indette e la campagna elettorale consumata a metà, cestinare le candidature e partire con la ricostruzione.
Uno scenario da basso impero giacché dalle segrete stanze tutti i nomi dei proponenti la candidatura (così si chiamano i concorrenti alle elezioni) non sono mai stati palesati.
Non certo quelli che avevano già deciso, in tempi non sospetti (vale a dire prima della sentenza) di concorrere all’agone elettorale anche contro gli ineleggibili, quanto lo schieramento di questi ultimi di cui mai si è ben capito chi ne facesse parte, nonostante le indicazioni di voto già da tempo indirizzate, le fratture associative, l’attendismo di quei giovani-vecchi che tacciono per cogliere il momento più propizio per potersi candidare in tutta sicurezza.
Insomma, il silenzio sui nomi serbato quanto basta per far apparire dei candidati come nuovi e non riconducibili alla vecchia guardia.
Il cattivo pensiero è tutto mio ma sono viziata da troppa letteratura e dallo spirito di osservazione di un entomologo (forense).
Difficile non intravvedere, nella mancanza di prontezza del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Salerno, nel deliberare con una nuova assemblea le elezioni rocambolescamente sfumate e nei tempi supplementari, la necessità di una riorganizzazione del potere e dei papabili.
Come dire: non appena saremo pronti, vi faremo sapere; intanto stiamo con il boccino in mano e dettiamo il tempo del gioco, stando seduti.

Giorgio Gaber, nelle sue parole una profonda e docile vena sentenziosa

È proprio sul diritto a star seduti, mi sovviene un pezzo (in prosa) di Giorgio Gaber tratto dall’ album/recital Dialogo tra un impegnato e un non so (1972/1973).

La sedia.
(…) si siede chi ha la sedia
Chi non ce l’ha?
Chi non ce l’ha è costretto a stare in piedi.
Se ne deduce che inevitabilmente la sedia opera nell’umanità una piccola divisione.
Ma chi ha la sedia è gentile e la cede a chi è in piedi?
No, chi ha la sedia se la tiene e ci sta comodamente seduto.
Ma allora cosa ci rappresenta il prego si accomodi?
Prego si accomodi è un modo di dire signorile e democratico, che fa notare le differenze, ma con gentilezza.
Meglio sarebbe sostituirlo con, prego, stia pure in piedi.
Ugualmente gentile, però più vero.”