Tamponi a scuola, i dubbi: «Ebris da dove esce?»

Costi e affidamento, il caso in Commissione Trasparenza del Consiglio comunale, dove ci si chiede perché la processazione dei test sia in mano alla fondazione salernitana, nel cui Cda siede Enrico Coscioni. Intanto, si registra una protesta dei genitori. Caos negli istituti, 10 sindaci scrivono al prefetto: «Noi abbandonati»

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Comune di Salerno, sul progetto Tamponi a scuola si muove la Commissione Trasparenza, e preannuncia un accesso agli atti pure il Codacons. Inoltre, il consigliere Roberto Celano (Fi) manifesta volontà di proporre un’interrogazione. Ieri la partenza della campagna di test molecolari, riservata – in una prima fase – agli studenti e al personale scolastico delle primarie e secondarie di primo grado. Lo screening Covid è stato lanciato dal sindaco Enzo Napoli, d’intesa con il governatore Vincenzo De Luca. A processare i tamponi è la fondazione Ebris, nel cui cda (stando al sito ufficiale) siedono Enrico Coscioni, presidente dell’Agenas e consigliere per la sanità di De Luca, e Giulio Corrivetti, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Asl Salerno. «Sono settimane che stiamo contestando all’amministrazione comunale e regionale di non aver predisposto misure idonee per la scuola, dividendo i genitori in Sì Dad e No Dad, quando invece – afferma il presidente della Commissione Trasparenza, Antonio Cammarota – andavano potenziati i trasporti, governati gli assembramenti, reperite strutture idonee come i teatri, e praticati tamponi rapidi alla scuola. Vi era la disponibilità di tante associazioni private a prezzi sociali. Oggi i tamponi vengono effettuati, ma non sappiamo chi si è aggiudicato l’appalto, se c’è stata una gara, e a quali prezzi. La vicenda verrà trattata venerdì (domani, ndr) in Commissione Trasparenza». Il Codacons, d’altro canto, intende «fare un’istanza d’accesso per capire con quali criteri e modalità – spiega il vice segretario nazionale, Matteo Marchetti – è stato affidato l’incarico alla Fondazione Ebris. E soprattutto capire se c’è stata una erogazione attraverso un bando, quindi se è stato scelto l’ente migliore, in grado di fare questi accertamenti. L’idea, di per sé, è ottima, ma è la modalità che non si comprende bene. Faremo le nostre verifiche, dobbiamo vederci chiaro».
Cittadino: «Protesta delle madri». Sul progetto esprime dubbi anche la sindacalista Margaret Cittadino. «Siamo contenti dell’idea di vaccinare il personale scolastico, però – dice – vogliamo segnalare che c’è la volontà di utilizzare le scuole come terreno di confronto distruttivo. E questa dell’iniziativa dell’Ebris è un’ulteriore dimostrazione di come le cose si facciano con l’iniziativa privata, con finanziamenti regionali, ma in questo caso è molto più grave. Perché è una fondazione che non si capisce se abbia le caratteristiche professionali e strumentali». E ci sono altri rilievi. «Tutto questo viene vissuto da alcune madri – da segnalazioni a noi pervenute – come un atto di violenza, perché – racconta Cittadino – l’indicazione è che l’alunno debba essere accompagnato solo dall’insegnante, e i genitori non possono essere presenti. E molte madri hanno paura dei tamponi nasali per i traumi provocati ai bambini. Se l’efficacia è la stessa dei tamponi orali, potrebbero essere preferiti. Ma resta il fatto che è un compito dell’Asl, che non può essere delegata a nessuno, ma solo alle Usca o per iniziative specifiche tra medici dell’Asl e le stesse Usca». «Come coordinamento provinciale a difesa della sanità pubblica e come Tribunale per i diritti del malato – aggiunge – avevamo chiesto all’Asl e al Comune di Salerno di istituire la terza unità Usca, specifica per le scuole, che faccia gli screening in maniera periodica, collabori con i medici di prevenzione, presenti negli istituti, per tracciare insieme un metodo per fare un triage ai bambini prima di entrare in classe. Perché ci è stato denunciato che basta una minima cosa per chiudere le classi. Mi hanno comunicato che insegnanti vanno a fare il tampone di testa loro, senza che sia stato disposto dall’Usca o ci sia una necessità, però nel momento in cui parte il test per la docente, allora le classi vengono chiuse perché tutti gli alunni devono stare in quarantena».
Tar, confermata sospensione dell’ordinanza di De Luca. Intanto, il Tar Campania accoglie definitivamente l’istanza cautelare del Codacons, confermando il decreto emesso il 22 gennaio: la didattica è in presenza, in percentuali fra 50 e 75%. Resta sospesa, dunque, l’ordinanza di De Luca, che disponeva la Dad al 100% per le Superiori. «Si è affermata – dichiarano i legali Laura Clarizia e Matteo Marchetti – la centralità del diritto allo studio e alla frequenza scolastica».
Caos scuole, rivolta dei sindaci. Dall’Agro alla Valle Metelliana, 10 sindaci denunciano il caos scuole. Chiedono un incontro urgente al prefetto, per «risolvere una situazione che rischia a brevissimo di sfuggire di mano». La lettera è firmata dai primi cittadini di Angri, Cava de’ Tirreni, Corbara, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Roccapiemonte, San Marzano sul Sarno, Sarno e Scafati. Parla di «forti pressioni dei genitori, talvolta degli stessi dirigenti scolastici», degli «inviti alla “chiusura” ai sindaci dai dipartimenti territoriali Asl», che «risultano spesso disomogenei per Comuni posti sullo stesso confine». «In tale clima – osserva la missiva – è poco praticabile la metodica suggerita dalla Regione per il tramite della piattaforma sinfonia». Si sottolinea anche il pericolo di denunce dei genitori all’autorità giudiziaria. «La chiusura delle scuole (rectius Dad) in una situazione epidemica di nuovo in espansione – sostengono i sindaci – sembra concentrare l’unica forma di risposta possibile, alimentata da una pubblicistica degli organi di informazione sequenziale se non continua nelle ultime settimane, talvolta contraddittoria con gli stessi dati in nostro possesso». «I sindaci – commenta il Coordinamento Scuole Aperte – ammettono di fatto di essere sotto la pressione delle Asl, dei media, dei dirigenti scolastici e dei genitori, che spingono immotivatamente per la chiusura delle scuole. Il governatore regionale da mesi ha fatto della scuola il capro espiatorio da sacrificare per nascondere la mala gestione sanitaria da parte della regione. I sindaci sono stati lasciati soli, in preda al caos, sommersi da dati incoerenti e contraddittori, pressati affinché adottino decisioni gravissime, che impattano su un diritto costituzionale, troppo a lungo violato».

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città)

Gianmaria Roberti

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