Tante ombre dietro la parata-Battisti

L'uso di Battisti è stato un atto politico volto a liquidare sotto l'etichetta del terrorismo la grande anomalia anti-autoritaria, femminista e popolare dal '68 agli anni 80

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La plateale esposizione a reti unificate della definitiva consegna allo Stato italiano di Cesare Battisti è stata utilizzata per criminalizzare l’intera esperienza di lotte e conquiste sociali degli anni ’70.
Si è svolto un processo di riscrittura della storia e della memoria che vorrebbe avere conseguenze sul presente e sul futuro, parlando alle nuove generazioni.
L’uso di Cesare Battisti è stato un atto politico volto a liquidare sotto l’unica etichetta del terrorismo la grande anomalia antiautoritaria, femminista e popolare che ha rivoltato la società e, in parte, le istituzioni italiane, dal 1968 ai primi anni ’80 del secolo scorso. La sovraesposizione di un detenuto è stata utilizzata per dire “vedete cosa sono stati quegli anni, quelle scelte e quei comportamenti? Anni pazzi, disordinati, di paura”. E, così, tutte le conquiste sociali e civili di quel periodo scompaiono, insieme a tutti i cambiamenti introdotti anche nei rapporti quotidiani, che hanno messo in discussione le relazioni patriarcali e autoritarie.

L’arresto di Cesare Battisti divenuto un evento mediatico del quale da giorni si discute

E cosa resta? Resta il racconto del terrore, il nulla, il vuoto. Un periodo di lotte grandioso e di massa, che ha liberato, o iniziato a liberare, l’Italia da tante forme di oppressione (manicomi, orfanotrofi, disparità nel matrimonio, legittimazione della violenza sessuale, negazione dell’aborto, forte subordinazione del mondo del lavoro, omofobia) viene chiuso nell’ossessivo, unilaterale ed assoluto riferimento alla violenza armata di alcuni.
Se Cesare Battisti è stato condannato è comprensibile che vada in galera, e se ci sono gli spazi giuridici si accolgano anche i dubbi sulle sue condanne, ma la vicenda andrebbe chiusa qui, senza debordare, e senza farne spettacolo, in lesione, tra l’altro, del diritto alla dignità personale, e ricordando la vigenza dell’articolo 27 della Costituzione che secondo cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
E, invece, no. Battisti è stato definito mostro e il mostro non ha diritti e si può esporre alla bava e riprovazione popolare.
Un’operazione organizzata da membri del Governo italiano e sostenuta da quasi tutta la politica e la stampa, con pochissime voci contro questo circo della restaurazione. Un’operazione che ricorda, in piccolo, quello che fu il processo 7 Aprile, che Franco Fortini descrisse come uno “sporco atto di violenza compiuto, in solido, da tutta la classe dirigente”. Un’operazione, per giunta, sostenuta da analisi storiche approssimative e anche esse del tutto funzionali ad annullare la memoria delle lotte sociali degli anni ’70 in Italia, al fine di favorire un racconto totalizzante tutto volto al negativo di quel periodo.
In una operazione generale in cui diritti, correttezza dell’informazione e documentazione storica non hanno avuto posto, contribuendo a costruire un ulteriore tassello del progetto di normalizzazione in corso in Italia, fondato, tra l’altro, sulla criminalizzazione del conflitto sociale e sull’imposizione della legalità come feticcio vuoto di giustizia.