Tarro, calcio aperto a tutti

«La ripresa è sicuramente possibile, il virus d’estate non circola più»

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«Al massimo si potrà suggerire ai calciatori di non abbracciarsi quando segnano». Il virologo Giulio Tarro, allievo di Albert Sabin, dispensa i suoi consigli per la ripresa del campionato in Italia.
Professore, ci sono le condizioni per riprendere il campionato di calcio nel nostro Paese?
Oggi abbiamo anche la possibilità, non solo di sottoporre tutti al fantomatico tampone, ma anche di andare alla ricerca degli anticorpi che ci dicono se uno ha avuto o meno il contagio da Coronavirus.
Quindi la ripresa è possibile?
Senza dubbio. Anche perché questo periodo corrisponde alla stagione estiva in cui il Coronavirus non circola più.
I medici sportivi sono preoccupati: temono responsabilità di eventuali contagi in seno alle squadre. Lei che ne pensa?
Parliamo di un virus che si trasmette per via aerea. Non capisco il motivo di una preoccupazione eccessiva e per la mancata ripresa.
Qualche settimana fa, sull’argomento, è stato molto critico nei confronti del ministro dello Sport, Spadafora: perché?
Non c’è motivo di attendere tanto. Noi, purtroppo, vogliamo stare in Europa e poi facciamo le cose a modo nostro. L’Europa ha ripreso. Noi perché siamo fermi?
Quali sono le precauzioni da prendere per tornare a giocare?
Sull’argomento tamponi io sono sempre stato molto dubbioso. Ho visto e sentito molti casi di falsi positivi e falsi negativi. A questo punto sarebbe meglio che i calciatori si sottoponessero al kit degli anticorpi per un giudizio. Ma purtroppo le Asl non lo accettano. Nonostante risulti particolarmente affidabile.
Il kit degli anticorpi di cui parla non è il test sierologico?
Mi riferisco non al test della puntura, ma a quello che ci dice se una persona ha o meno gli anticorpi del Coronavirus.
Tornando ai consigli, crede si possa puntare sull’isolamento delle squadre per garantire maggiori tutele?
Tutti questi calciatori sono monitorati almeno per due settimane prima e quindi si presume abbiano superato senza problemi il giro di quarantena. Ora io mi chiedo: se dopo 14 giorni i calciatori non sono infetti, quali sono tutti questi problemi?
Ultimamente sono spuntati nuovi casi di positività nel mondo del calcio.
Lo ripeto: la quarantena è di 14 giorni. Se in quei giorni non si sviluppa nessun caso, perché non si può giocare?
Non ci sono controindicazioni?
Chi fa attività sportiva è chiaramente soggetto a stress da sport ed è l’unico aspetto negativo per il Coronavirus. Ma non è un motivo per fare limitazioni.
Una volta tornati in campo, si parlerà anche del pubblico: c’è chi ha pronosticato il ritorno della gente allo stadio nel 2021. Che ne pensa?
Ma perché dovremmo rinchiuderci in casa quando non ci saranno più casi di contagio? E questo vale per gli stadi, per gli spettacoli, per il cinema e per il teatro. Quando il contagio sarà fermo potranno tornare anche le persone allo stadio. È importante ragionare sempre sui numeri dell’epidemia.
Un’ultima battuta sullo sport all’aria aperta e sulla ripresa delle attività in palestra.
Sullo sport singolo all’aria aperta non esiste alcun motivo valido a evitarlo. Non avrebbe alcun senso. Chiaro che in palestra non corro rischi anche se vado in piscina da solo o mi faccio una corsetta sul tapis roulant. Guardi, io dico una cosa: basta sempre il buon senso nelle cose. Ma spesso vedo situazioni senza buon senso. Per esempio, io mi chiedo: se per strada il distanziamento sociale deve essere di un metro, perché ci vogliono 2 e 4 metri al ristorante e in spiaggia? Si tratta di soluzioni da trovare e riguardano l’essere o meno deficienti, non esperti.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)