Temi per la rigenerazione salernitana

Il disordine urbano è realizzato dagli amministratori, gli stessi che millantano la soluzione dei problemi

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Sono sempre più frequenti i convegni e i dibattiti pubblici sulla rigenerazione urbana, ma spesso esprimono interessi e obiettivi contrastanti, e persino concetti fuorvianti. Taluni sono espressione di interessi specifici, che mirano a condizionare le scelte delle istituzioni politiche per ridurre la crisi nel settore delle costruzioni, e perseguire la strada del capitalismo urbano condizionato dalla rendita, mentre solo in pochi cercano di occuparsi sinceramente di rigenerazione urbana.
Nel caso salernitano, la rigenerazione urbana non esiste e mancano idee e proposte che vanno nella direzione desiderabile, auspicabile, e cioè ripartendo dai valori costituzionali per attuare i principi dell’urbanistica per rigenerare l’area urbana estesa. Una rigenerazione parte dall’ambiente costruito, misurando la morfologia dei tessuti urbani per rimuovere disuguaglianze territoriali, disordine, degrado, e intervenendo sui volumi obsoleti, abbandonati e sottoutilizzati. Una sincera rigenerazione, dunque, si concentra nelle zone consolidate.

Salerno inquadrata dall’alto: una colata di cemento senza soluzioni di continuità

Il progetto di suolo urbano migliora la forma urbana esistente e restituisce agli abitanti luoghi di senso, aumentando la dotazione di standard e inserendo nuove attività culturali. I piani si fanno per creare un assetto del territorio, ed offrono scenari e soluzioni possibili, ma dovrebbe esser chiaro: una vera rigenerazione urbana rimuove i problemi osservando i bisogni e coinvolgendo gli abitanti. Nel caso salernitano, chi usa quotidianamente l’odierna città estesa è costretto a vivere nel disordine urbano. Quando ci si sposta dalla valle dell’Irno per arrivare in un edificio sito nella zona centrale di Salerno, non si trova parcheggio; e quando si esce dal centro per arrivare in un edificio sito nella piana del Sele, spesso si usa il proprio mezzo privato. Migliaia di abitanti, quotidianamente, usano lo spazio urbano verso il capoluogo o uscendo dal comune centroide con mezzi privati. Questo aspetto della mobilità, che costituisce un tema della progettazione è altrettanto noto dai pianificatori, ma resta irrisolto e rappresenta una fonte di inquinamento oltre che un danno economico. Negli anni, molti hanno proposto la realizzazione di un sistema di trasporto ferroviario, esiste persino il progetto della metropolitana regionale ma non è inserito in un piano di bioregione urbana, o in un piano di area urbana capace di fermare la dispersione urbana. È lo sprawl urbano (dispersione urbana) che incentiva l’uso dei mezzi privati, e questo danno viene realizzato dagli stessi Consigli comunali che continuano a dare concessioni edilizie di lottizzazioni private slegate da un corretto piano urbano prodotto da analisi e previsioni di standard. Il disordine urbano è realizzato dagli amministratori, gli stessi che millantano la soluzione dei problemi. È un tema molto noto; il rapporto fra gli abitanti elettori e i loro rappresentanti che assecondano i capricci di imprese e cittadini, mentre i politicanti sottovalutano i problemi: abusivismo edilizio, rischio sismico e idrogeologico, ciclo vita degli edifici, isola di calore e cambiamento climatico, carenza di standard.
Nella città estesa salernitana è necessario che gli amministratori abbiano il coraggio, l’intelligenza e la saggezza di avviare un piano intercomunale bioeconomico (fra 11 comuni) per gestire il governo del territorio. Gli amministratori e agli abitanti, insieme possono elaborare un piano e intervenire per ricostruire relazioni umane partendo dall’analisi urbanistica e sviluppando la corretta gestione delle risorse (metabolismo urbano). Il disegno urbano può applicare la famosa “cellula urbana” e programmare la rigenerazione dell’edificato esistente considerando la cattiva distribuzione delle densità urbane (concentrazione e dispersione), la carenza di standard, il rischio sismico e idrogeologico; la realizzazione infrastrutture di mobilità intelligente (intermodalità fra biciclette, ferrovia e gomma), e la localizzazione di funzioni e attività: scuole innovative, musei, biblioteche, sala musica, teatri, distretto uffici comunali, centri di ricerca. Intervenendo sulla mobilità, pianificatori e progettisti sono ben consapevoli del fatto che la stretta connessione fra infrastruttura di mobilità e servizi sfavorisce l’uso dei mezzi privati. Questo modello di progettazione consente a una persona di coprire distanze notevoli usando la bicicletta, poiché può sistemarla nel treno, e poi raggiungere il posto di lavoro.