Il nuovo rettore neo eletto dell'Università di Salerno Vincenzo Loia e, a destra, l'uscente Tommasetti

Nuovi manager della sanità: Tommasetti attacca, De Luca neppure gli risponde. La tensione sale per la girandola di nomine, ai vertici delle aziende sanitarie campane. Il Ruggi d’Aragona viene commissariato, e la scelta fa infuriare il rettore Aurelio Tommasetti, la cui carica scade il prossimo 31 ottobre. Al Ruggi arriva Vincenzo D’Amato, finora subcommissario dell’Asl Salerno. Va a sostituire Giuseppe Longo, nominato direttore generale del Cardarelli. Un commissario al posto di un dg, e allora qual è il nodo? Facile: sul commissariamento decide, in solitaria, Palazzo Santa Lucia. Sulla nomina di un direttore generale – gestione ordinaria – è invece d’obbligo il concerto Regione-Università. Una procedura dettata dallo status del Ruggi, Azienda Ospedaliera Universitaria. E allora, ecco l’ira di Tommasetti, non eletto alle europee con la Lega. «Per me non è una questione di forma ma – dichiara il rettore su Salerno Today – di sostanza sugli effetti di questo tipo di nomina. Vedo una situazione di grandissima complessità. La nostra azienda ospedaliera ha avuto una vita tribolata. Dal 2012 abbiamo contati ben 7 tra direttori generali e commissari. Prima Bianchi, poi la Lezzi, Viggiani, Cantone prima come commissario e poi direttori, poi Longo e oggi D’Amato. Un numero spropositato, una media di una nomina all’anno». Per Tommasetti «ogni volta che si nomina un direttore generale o un commissario poi vengono nominati di conseguenza anche il direttore amministrativo e il direttore sanitario. Quindi parliamo di un valzer di poltrone che non aiuta la programmazione». Bordate anche sul profilo di D’Amato. «Non è una questione di merito – spiega il rettore-. Dalla lettura del curriculum mi sembra una candidatura non in linea rispetto alle aspettative di un’azienda ospedaliera così complessa. Probabilmente il presidente De Luca, o chi gli sta vicino, sottovaluta l’impatto nella realtà nostra. Parliamo di una persona che ha fatto una carriera significativa come direttore di distretti e solo di recente è stato nominato sub commissario di Asl. Ma non ha esperienza da direttore generale in un’azienda ospedaliera e universitaria. Una mortificazione per il nostro territorio e la nostra università». Ma Tommasetti ci tiene a separare la carica istituzionale dalle idee politiche. Pur esternando ogni giorno sui social, su temi di politica, da un profilo dove campeggia il simbolo della Lega. «Quando si tratta di sanità e università non si può scherzare. -ammonisce- Non è mai una questione politica.  Mi limito ai fatti. Se si vuole, poi, un giudizio politico, penso che Salerno non meritava che dopo solo un anno e mezzo venisse cambiato ancora una volta il direttore generale dell’Asl». Nessuna replica, sinora, dalla Regione. Ma fonti di Palazzo Santa Lucia parlano di «cose strumentali», legate alla recente candidatura di Tommasetti, senza escludere future ambizioni. «L’unico problema è Tommasetti che attacca De Luca – sostengono ambienti vicini alla giunta – ma De Luca non l’ha mai attaccato, né pensa di farlo. Il vecchio dg Longo aveva ancora un anno e mezzo di contratto al Ruggi, e quindi poteva essere avvicendato solo da un commissario, secondo le regole. Non è una soluzione di ripiego. D’Amato è un professionista stimato dalla giunta, peraltro già al lavoro a Salerno. Gli albi dei direttori generali sono in aggiornamento, e nei prossimi mesi si potrà anche provvedere ad una nomina per l’azienda universitaria». Dalla Regione, quindi, motivano la soluzione commissariale con ragioni tecniche. E negano ogni volontà di tagliare fuori l’Ateneo dalla governance dell’ospedale. Ma nella tenzone si inserisce il responsabile provinciale della Cisl Università, Pasquale Passamano. «A pensar male si fa peccato ma…non vorrei che – afferma -la nomina del commissario anziché del direttore generale sia scaturita dai rapporti istituzionali, non proprio buoni, tra il rettore e il presidente della giunta regionale. Molto difficile trovare un’intesa in un momento di continue polemiche probabilmente alimentate anche da una recente campagna elettorale a cui ha preso parte il rettore in carica, e in vista della prossima campagna elettorale per l’elezione del nuovo presidente della Regione e del rinnovo del Consiglio Regionale». Chissà cosa ne direbbe Andreotti.