“Il romanzo poliziesco doveva avere come protagonista un personaggio ambiguo, ma dalla parte dei buoni, e quando mi aveva conosciuto – così  mi disse – aveva pensato che potesse essere un detective privato. Voleva che avesse il mio nome, gli pareva affascinante quel Carvalho imborghesito, e così si permetteva di lasciarsi trasportare dalla sua particolare nostalgia. Non sarei stato del tutto io, insisteva e insisteva, perché come scrittore voleva che fosse una porta sui suoi ricordi e sui suoi fantasmi, sul suo sguardo e sulla sua generazione. Io ero troppo giovane e non voleva i miei occhi: soltanto il mio cognome, il mio ufficio e qualche caso rocambolesco”.
Siamo a pagina 60 del libro di Carlos Zanón: “Carvalho. Problemi di identità” e la ragion d’essere di questo libro ci viene rivelata in toto. Edito da SEM, e tradotto da Bruno Arpaia, il ritorno di Pepe Carvalho, orfano di padre, è stato accolto con un certo scetticismo. La rinascita di una celebrità, amata, come Pepe Carvalho, il detective spagnolo, ex comunista, ex agente della Cia, e appassionato di cucina, è difficile da accettare e da ipotizzare, a meno che non si tratti di un’operazione di riscrittura e di ricomposizione, come accade con il rilancio di un brand, qual è il personaggio letterario nato dal genio creativo di Manuel Vázquez Montalbán. Ma Carlos Zanón mette subito in chiaro che la vita continua e che un po’ come accadeva, e accade, quando si è in presenza di cari estinti a guardia dei vivi, i Lari, la cosa che serve è mantenere un dialogo con il de cuius, mentre se ne preserva l’integrità delle opere. Nel caso di un libro, l’integrità è la struttura portante, ripulita da ciò che il tempo ha trasformato. E così “lo strappo” che Carlos Zanón compie è fenomenologico, e grazie a questo si assiste alla ri/nascita del Pepe Carvalho, con il placet degli eredi di Manuel Vázquez Montalbán, morto a Bangkok sedici anni fa.
Perché questa scelta autoriale e perché questa rinascita?
Carlos Zanón è come Manuel Vázquez Montalbán poliedrico, e da due anni dirige “Barcelona Negra” la rassegna di letteratura noir fondata da Paco Camarasa, che lo ha segnalato alla famiglia Montalban. Ha quindi le carte in regola per ridare vita al detective con cui Manuel Vázquez Montalbán fingeva di discettare di politica e che aveva preso in affitto un ufficio sopra il suo su La Rambla.
“A volte ho voluto assomigliare a quello che stava nei libri, convinto che mi decifrassero. A volte ho dovuto scoprire chi sarei stato se lo Scrittore non avesse preso in affitto lo studio sotto il nostro appartamento”.
Un innesto dunque che è un travaso allo stesso tempo, con un dialogo incessante tra ciò che il protagonista era e ciò che è. Un gioco introspettivo che potenzia, antropologicamente, il detective. Carlos Zanón, come Manuel Vázquez Montalbán, sa che il noir non è letteratura di serie B, per la sua capacità di disvelamento del reale, e resuscitare Pepe Carvalho vuol dire poter continuare a descrivere la realtà per come ogni giorno ognuno di noi se la trova a vivere, riprendendo il filo del racconto fermo a” Milenio Carvalho”, ultimo libro della serie di Manuel Vázquez Montalbán, con le eterne delusioni, gli eterni sogni infranti e la totale impossibilità di ipotizzare il futuro. Rimettere in piedi questo vuol dire preservare la Storia e non recidere il filo sottile e tenace che la Letteratura è per la memoria. È così in una Barcellona alla vigilia del caldo autunno del 2017, un Pepe Carvalho invecchiato e sempre più fuori forma, innamorato alla sua maniera, diviso come sempre tra Barcellona e Madrid, deve indagare su tre casi di omicidio. Carlos Zanón, grazie alla sua minuziosa rilettura “dell’eterno” Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, riesce nell’impresa di restituire ai lettori, l’universo del padre del detective, con un Carvalho che parla in prima persona, la serie è narrata in terza, mentre dà un taglio più cinico, disilluso, metafisico, “essere e tempo” sono la misura di tutto perché l’analisi fenomenologica è l’anima del noir, mentre la narrazione della realtà è la sua cifra stilistica, senza perdere in leggerezza (il cibo, la musica, le passioni) malgrado la complessità. Complessità che è del tempo più che dell’uomo, che sia Pepe Carvalho oppure no.
L’estetica e la poetica di Manuel Vázquez Montalbán.
Praticamente.
“Da un punto di vista capitalistico,  il denaro il capitale, è tempo accumulato. Guadagni tempo per fare cose. Hai persone che fanno cose per te; in realtà, ti danno tempo, il loro tempo che adesso è tuo. La morte è l’assenza di tempo. Perciò accumulare denaro o potere che si traduce in tempo dà la sensazione di allontanarsi dalla morte. I ricchi credono- a tratti, almeno – che la morte non esista… finché hanno i soldi, finché accumulano soldi con cui comprare tempo “