Tra le città di attrazione turistica Salerno non esiste

Saranno pure 700mila i turisti a Salerno durante le Luci d'artista, ma dai dati Istat la città non compare tra i primi 50 Comuni d'Italia scelti dai flussi di visitatori. Ci sono però Paestum e Amalfi

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Saranno pure 700mila i turisti a Salerno durante le Luci d’artista, come annunciava solenne il governatore De Luca l’anno scorso, ma di loro non c’è traccia nella classifica Istat sui visitatori di esercizi ricettivi. Una classifica sui 50 comuni di maggiore attrazione, stilata nell’indagine “I musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia”. Forse il problema è questo: Salerno non è un comune di richiamo, per il turismo culturale, pur non essendo affatto povera di monumenti e aree di interesse storico. Eppure, leggendo la graduatoria Istat del 2017, troviamo Capaccio Paestum, 17esima con 907.364 visitatori, e Amalfi, 36esima con 355.500 presenze nelle strutture. Nella top 50 c’è tutto il campionario dell’italianità agognata dalle masse turistiche, tra scorci mozzafiato e rovine pericolanti. E si fatica a capire come Salerno non riesca a trovare uno strapuntino.

Le Luci a Salerno non si sono dimostrate un attrattore turistico: la città non c’è tra i primi 50 centri scelti dai flussi internazionali di visitatori, nonostante le tante dilatate celebrazioni di una iniziativa discutibile e artisticamente povera

La città di Arechi ha meno atout di Rovereto (44esima con 307.214 visitatori), Monreale (49esima, 269.300 visitatori) o Castelvetrano (50esima, 267.460 visitatori)? Alzi la mano chi conosce Tremezzina: è un’amena località sul lago di Como (35esima, 357.512 presenze). Va bene, Salerno non è Napoli (quarta, 4.324.866 di visitatori), non ha la reggia come Caserta (18esima, 886.937 visitatori). E neppure dispone di siti archeologici come quelli di Pompei (ottava, 3.389.015 di visitatori) o Ercolano (25esima, 580.368). Ma a questo punto, si impone una riflessione, dopo 13 edizioni di Luci d’artista. Un bilancio autentico sul turismo mordi e fuggi, il cui impatto sul settore ricettivo è nelle cifre. E un’operazione verità sul marketing territoriale, di cui la kermesse delle luminarie sarebbe l’avanguardia, tra potenti trombettieri e loquaci economisti.