C’è pure la velocizzazione della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza-Metaponto, tra le 26 opere prioritarie per i pendolari, ma bloccate dall’assenza di fondi. Sono linee al centro della campagna Pendolaria di Legambiente, in polemica con la dittatura delle “grandi opere”. «La prima questione che abbiamo voluto mettere al centro dell’attenzione quest’anno – spiega il dossier – è l’incredibile ritardo e assenza di investimenti in cui si trovano tante infrastrutture che renderebbero più veloci e comodi i viaggi di milioni di persone che ogni giorno si spostano per ragioni di lavoro o di studio. Quando si parla di incompiute in Italia ci si concentra sempre sulle grandi opere, senza guardare a quelle più urgenti che sono proprio dove è larga parte della domanda di trasporto nel nostro Paese». Dietro le prime «ci sono di solito general contractors e grandi imprese, forti interessi in gioco e quindi – sottolinea Legambiente – si prendono tutto lo spazio di attenzione mediatica e politica». L’associazione ambientalista individua 26 opere «il cui completamento è di evidente enorme utilità per i pendolari, perché interessano un bacino di utenza complessivo che coinvolge oltre 12 milioni di persone. E il problema è che mancano le risorse per completarle». La linea Battipaglia-Potenza-Metaponto serve un bacino di 290.000 persone. La spesa, incluso il materiale rotabile, è di 1.167 milioni di euro. Ma i finanziamenti disponibili sono di appena 32 milioni. Occorrono interventi di adeguamento del tracciato, con riduzione delle pendenze ed aumento dei raggi minimi. In mancanza, ci sono ripercussioni sulle velocità: sulle tratte Salerno-Potenza Inferiore e Potenza Inferiore-Metaponto, è rispettivamente 55 km/h e 76 km/h. «La velocizzazione/potenziamento della tratta Battipaglia-Potenza, il cui costo complessivo ammonta a 491 milioni – afferma il rapporto -, vede il progetto ancora ad un livello preliminare. Per la tratta Potenza-Metaponto il costo è di 646 milioni e non esiste alcun finanziamento. A questi è fondamentali poi affiancare l’acquisto di nuovi treni moderni ed affidabili viste le costanti critiche dei pendolari e l’età media dei convogli». Un’età media che, se in Basilicata è di 20,1 anni, in Campania tocca i 19,8 (terzultima regione). E sono il 65,6% i treni campani con oltre 15 anni di servizio, dato più alto del Paese. Questo è solo uno dei numeri negativi nel trasporto ferroviario in Campania. Il nodo esiziale è l’accoppiata tagli-rincari. Tra 2010 e 2018, alla voce tagli ai servizi, troviamo un -15,1%. E a quella aumenti tariffe un +48,4%, record nazionale. Per completare il quadro, c’è la rituale presenza della Circumvesuviana tra le 10 linee peggiori d’Italia. Un amarcord sull’onda di storici disservizi: corse soppresse, caos nelle stazioni per i sovraffollamenti e guasti ai treni. «La speranza è che la tendenza si inverta presto – scrive Legambiente – grazie al bando di gara aggiudicato per 220 milioni di euro per nuovi treni sulle linee ex Circumvesuviane. La speranza è che anche la qualità e quantità del servizio possa crescere visto che si è passati da 520 corse giornaliere nel 2010 a 367 corse nel 2016, con un calo dell’offerta di treni del 30%, solo in minima parte recuperate».