Troppi migranti trattati con Tso

Emergenza. Ancora discutibili strategie sanitarie per richiedenti asilo

0
481

Un nuovo caso di trattamento saniatario obbligatorio (TSO) per una persona straniera in provincia di Salerno trovata per strada mentre si lavava. Questa volta è successo nei pressi della stazione di Vallo Scalo. Era accaduto un fatto analogo l’anno scorso, ad agosto. Un uomo nigeriano era stato fermato nella città di Salerno e trasferito nel centro di espulsione di Bari. Dopo circa tre settimane ne era uscito, per l’impegno di una rete di avvocate, volontari e attivisti in quanto titolare di un permesso di soggiorno di cui la locale Questura non si era accorta. Ed è entrato, sempre per l’impegno di una rete solidale, in un percorso di sostegno psichiatrico. Un altro fatto simile, secondo le cronache locali, si era verificato anche ad ottobre scorso a Matinelle, ma anche nel 2018 nel capoluogo. A dicembre 2017, un minorenne aveva lasciato un centro di accoglienza nel Vallo di Diano proprio per evitare il TSO.
Nel 2016, i giornalisti Luca Leva e Giulia Ambrosio avevano raccolto la testimonianza anonima di un infermiere dell’ospedale di Sant’Arsenio che aveva evidenziato come i casi di trattamento obbliagorio di stranieri stessero aumentando.
In cinque anni, si contano, solo stando alle informazioni disponibili dalle cronache dei giornali locali, almeno dieci casi di stranieri, solitamente richiedenti asilo o ex richiedenti asilo, sottoposti ad una misura coatta di trattamento sanitario. Sono molti, considerando che si tratta di una stima al ribasso, in un territorio come quello di Salerno in cui le persone richiedenti asilo sono poche migliaia.
La questione è evidentemente seria. Non è un caso che, da alcuni anni, un insieme eterogeneo di persone, da molti immigrati passati per i centri di detenzione in Libia o le rotte violente del deserto e dei Balcani ad alcuni operatori dei centri di accoglienza e Sprar, dagli attivisti ad una serie di medici e sanitari, sta dicendo che sarebbe cresciuto nel tempo il numero di persone con esigenze di sostegno psichico in assenza dei dovuti interventi di individuazione ed elaborazione dei traumi. Purtroppo, questa profezia si è avverata. Ma non si tratta di una profezia così difficile da fare. Le rotte attraversate dalle persone che poi richiedono asilo sono, spesso, pericolose e violente. Le informazioni disponibili sui centri di detenzione e internamento in Libia parlano di soprusi sistemici e dell’uso diffuso della violenza sessuale contro donne e uomini. Non è un caso se, di solito, le persone arrivate in Italia attraverso tali rotte non vogliono parlare dei loro viaggi. Si tratterebbe, in molti casi, di riattualizzare un dolore profondo, che non è possibile fare riemrgere senza lacerazioni insopportabili.
Purtroppo, tutta questa realtà dei processi migratori di fuga è stata ignorata dalla politica nazionale, occupata a fare propaganda e impegnata a raccattare voti su parole di odio, con l’effetto di lasciare i servizi sociali e sanitari inermi di fronte ai bisogni espressi dalle persone sui territori. La conseguenza è che in una serie di territori, in parte anche nel salernitano, l’unica misura a cui si riesce a ricorrere è quella dei trattamenti obbligatori, con i ricoveri coatti nelle strutture psichiatriche. È evidente che questa strada non può essere la soluzione, anche perché lascia le persone ancora più sole ed abbandonate, sia gli operatori, costretti semplicemente a sedare le crisi gravi o considerate tali, sia le persone fermate, che, una volta fuori dai reparti, si ritrovano al punto di prima aggravato dal periodo di internamento coatto.
La soluzione passa per un rafforzamento delle istituzioni e dei servizi sociali e sanitari, affinché si attrezzino, evitando di gestire questo tipo di esigenza psichiatrica e sociale non la criminalizzazione, che non serve a niente, o delegandola al volontariato e al mutuo aiuto, che possono sostenere i processi ma non essere lasciati soli ad agire in sostituzione. In questo senso, il progetto Pending, che coinvolge le Asl di Avellino e Salerno insieme ad una serie di attori del terzo settore ed ha la finalità di “prevenire, curare e riabilitare il disagio psicologico dei cittadini richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale” nelle due province interessate, è un utile risorsa, che, tuttavia, richiede di diventare strutturale.
La provincia di Salerno, come gli altri territori, ha bisogno di servizi capaci di affrontare i bisogni psichici di tutta la popolazione, dunque anche con un approccio capace di individuare e affrontare i traumi di chi proviene da contesti fatti di vere e proprie economie della violenza, come li ha definiti l’antropologo ed etnopsichiatra Roberto Beneduce.