Ha raggiunto le 220 vittime il bilancio – purtroppo ancora provvisorio – dello tsunami che alle 21,30 di ieri (le 15,30 in Italia) fa si è abbattuto sul litorale indonesiano, in particolare lungo la costa meridionale di Sumatra e la punta occidentale di Giava. Un muro d’acqua alto fino a venti metri ha investito abitazioni, alberghi e residence turistici distruggendo, o danneggiando gravemente, centinaia di abitazioni. I feriti, stando ai primi dati forniti dalle autorità indonesiane, sono oltre ottocento, diverse decine i dispersi. I soccorritori sono stanno lavorando a pieno ritmo per rimuovere le macerie in cerca di eventuali sopravvissuti, anche se molte aree colpite dal disastro non sono state ancora raggiunte dalle squadre di ricerca. Anche per questo motivo l’agenzia indonesiana per la gestione dei disastri ha già reso noto che il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare. Migliaia i vigili del fuoco ed i militari mobilitati per prestare soccorso alla popolazione. Il ministero degli Esteri italiano, intanto, ha attivato un’unità di crisi e insieme all’ambasciata di Jakarta è attivo per fornire assistenza ai connazionali presenti sul posto. Al momento non si ha notizia di italiani coinvolti nel disastro.

All’origine dello tsunami ci sarebbero delle frane sottomarine provocate dall’eruzione di un vulcano “gemello” del Krakatoa. Emerso dal mare attorno al leggendario Krakatoa circa novanta anni fa, Anak Krakatau (il “bambino del Krakatoa”) a seguito di successive colate di lava è cresciuto da un ambiente sottomarino per diventare una piccola isola vulcanica, con il cono ora a un’altitudine di circa 300 metri sul livello del mare. Il vulcano responsabile dello tsunami è stato inserito in una speciale graduatoria di eruzioni di alto livello negli ultimi dieci anni. Anak Krakatoa è stato particolarmente attivo da giugno, di tanto in tanto inviava enormi pennacchi di cenere nel cielo e ad ottobre un battello turistico è stato quasi colpito dalle bombe di lava del vulcano in eruzione.