Turismo in affanno, Regione sotto accusa

Studio Enit. Solo il 5% dei vacanzieri italiani sceglierà di venire da noi. Campania al nono posto. Alberghi, l’80% ancora chiuso

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Una partenza falsa, che più falsa non si può, per il turismo campano. Sono impietosi i dati dello studio Enit, l’agenzia nazionale del turismo. Solo il 5% dei vacanzieri italiani pensa di scegliere la Campania come meta estiva. La percentuale colloca la regione al nono posto in Italia, dopo Puglia (12,4%), Sicilia (11%), Toscana (10,6%), Trentino Alto Adige (7,2%), Sardegna (6,5%) ed Emilia Romagna (6%). A questo si somma il quadro delle strutture, secondo i dati dell’agenzia Agi. L’80% degli alberghi e delle sistemazioni extra-alberghiere non riapre, circa 9.700 sul totale di 12mila. La perdita di fatturato è di 1,1 miliardi, rispetto al giugno 2019. Le imprese chiuse lasciano a casa circa 29mila lavoratori, cifra destinata a lievitare fino a 44mila, con l’indotto (lavanderie, stagionali e altri servizi per gli alberghi). L’auspicio è di invertire il trend negativo, nei cruciali mesi di luglio e agosto. Fidando anche nella coda di settembre-ottobre. Ma il rischio di una Waterloo è dietro l’angolo, per un settore chiave dell’economia campana. Occorre chiamare in causa la Regione, titolare di competenza esclusiva sul turismo, dalla riforma del titolo quinto della Costituzione. E a Palazzo Santa Lucia non fanno sconti gli operatori del settore.
«Noi purtroppo non siamo partiti per la campagna di promozione – dice Agostino Ingenito, presidente dell’Abbac-Associazione dei Bed & Breakfast ed Affittacamere della Campania – a differenza di altre regioni, che avevano avviato un piano di rilancio. La campagna elettorale e la gestione dell’emergenza non hanno consentito di fare un piano di rilancio turistico e di promozione, prevedendo che ci fosse una fase 3. È vero che non si può immaginare una stagione come quella degli anni passati. Ma alla Regione contestiamo la non capacità di avere una visione e trovare una soluzione in tempi rapidi di risposta per questo periodo». E le lamentele non finiscono qui. «Il periodo del lockdown ha dimostrato che noi non abbiamo avuto un piano strategico – accusa il presidente Abbac-, checchè ne dicesse l’assessore regionale al turismo. I nodi vengono al pettine, solo che ciò accade nel momento in cui non c’è possibilità di ragionare di organizzazione, perché questi sono in campagna elettorale». Protesta Michele Fiorentino, responsabile del sindacato Cub Guide Turistiche. «In un momento in cui negli Usa la pandemia è in atto – afferma-, che senso ha fare promozione lì? Dovrebbe essere prevista anche una promozione locale, in cui noi fossimo previsti come attori, presidiando i monumenti, e magari riconoscendoci una sovvenzione. La regione ha operato male, abbiamo fatto presente all’assessore Matera la nostra casistica dei profili fiscali, non avendo noi un albo professionale ma degli elenchi regionali, nell’ambito delle misure di sostegno. Ma non ne ha tenuto conto, e circa il 70% di noi non ha avuto alcuna misura o aspetta ancora la cassa integrazione». Lo scenario attuale? «Per quanto riguarda guide e accompagnatori turistici – si sfoga Fiorentino-, il lavoro è completamente azzerato. Siamo circa 2mila guide e 300 accompagnatori abilitati dalla Regione Campania, poi ci sono quelli residenti e abilitanti presso altri enti territoriali. Il problema sostanziale è che non ci sono clienti, nonostante che gli scavi archeologici e i musei siano aperti». Una bocciatura arriva pure da Delia Di Maio del Coordinamento territoriale associazioni extraalberghiere della Campania. «La promozione fatta fino a questo momento – osserva – è indubbiamente insufficiente per la ripresa e il rilancio. Sarebbe opportuno che non ci si limiti agli spot in Tv o sul Web, ma che si investa anche sugli spot aerei e ferroviari, così da favorire la ripresa della domanda. Finché, infatti, non torneranno materialmente i turisti sarà difficile ipotizzare una ripresa del settore». Quello degli operatori è un grido d’allarme, modulato in una serie di richieste. «Indubbiamente la stagione in Campania sta partendo molto lentamente – aggiunge Di Maio – il nostro Coordinamento, che riunisce quasi 1000 strutture in tutta la Regione, conferma che anche se molte strutture – essendo condotte in via familiare – risultano aperte, registrano un’occupazione media del 5% delle camere, comunque a prezzi inferiori alla media del periodo. È indispensabile una piano d’azione del rilancio turistico campano con campagne di promozione e valorizzazione dei numerosi attrattori turistici del nostro territorio ancor poco conosciuti. Auspichiamo che la Regione convochi quanto prima un tavolo»
L’interrogazione in consiglio regionale. Sui dati dell’Enit, c’è un’interrogazione dei consiglieri regionali Gennaro Saiello e Michele Cammarano del M5s. Si chiede se la giunta sia a conoscenza dei fatti riportati, e quali azioni intenda «porre in essere per evitare che nei prossimi mesi la Regione Campania venga scavalcata in termini di presenze turistiche e di valore aggiunto da regioni che fino ad oggi godevano di flussi turistici inferiori».
Per Cammarano «la totale mancanza di promozione, organizzazione e lungimiranza di questa giunta regionale rappresenta il danno definitivo per il nostro turismo».
Il nodo trasporti. Sul nodo trasporti si concentra la consigliera forzista Maria Grazia Di Scala. «Dove sono De Luca, Cascone e i sovrani del trasporto pubblico locale? – domanda – Che aspettano a ripristinare, almeno in parte, le corse degli Aliscafi della tratta Napoli-Sorrento e ritorno? Che la Circumvesuviana esploda definitivamente? Che l’inevitabile esercito di pendolari e turisti che ogni giorno percorrono quella tratta in treno (chiamiamolo così!) e che sono sempre meno disposti a rischiare di beccarsi un coronavirus di turno imbracci i forconi? Qualcuno li avverta: la stagione estiva entra nel vivo».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)