Quello che sta accadendo in questi giorni è l’ultimo atto di una commedia iniziata all’indomani delle elezioni, contrassegnata da un lungo ed estenuante confronto tradottosi in un cosiddetto contratto nel quale i due contraenti, Salvini e Di Maio, hanno infilato una serie di impegni molti dei quali sono restati sulla carta e spesso sovradimensionati rispetto alle reali risorse finanziarie. Alla fine quando i sondaggi hanno progressivamente visto il sorpasso della Lega – e che sorpasso! – sono iniziati gli scontri tra i due leader, ognuno con la pretesa di veder approvati i provvedimenti per essi più portatori di consensi. Alla fine, con uno scatto d’orgoglio e di difesa del suo ruolo, il presidente Conte ha lasciato il pollaio dei due galli e ha deciso di presentarsi dinanzi alle Camere. A questo punto, lasciando da parte le notizie tutte da verificare su presunte alleanze sotterranee tra PD e 5 Stelle, e considerata l’esplicita dichiarazione di Zingaretti del ricorso alle urne, si profilerebbe la sfiducia al governo con le conseguenziali dimissioni di Conte. Ma è proprio sicuro che finirà così? Renzi redivivo propone una sorta di rassemblement anti Salvini che va dal PD a Forza Italia e non si capisce che cosa si profilerà a livello di governo del paese, ma che potrebbe comunque impedire che si vada subito al voto magari con Salvini ancora ministro degli interni e dunque controllore interessato delle operazioni di voto. Zingaretti continua a chiedere lo scioglimento delle camere e il ricorso al voto, senza mettere in conto che la consultazione elettorale potrebbe dare la maggioranza assoluta a Salvini, col rischio del tutto probabile che il centro destra si eleggerà il suo presidente della Repubblica alla scadenza del mandato e metterà mano a pericolose modifiche della carta costituzionale. In questo marasma di idee e di ipotesi si fa strada una proposta dell’ex presidente del Senato Grasso rivolta al PD e a Forza Italia a non votare la mozione di sfiducia a Conte uscendo dall’aula, lasciando che la Lega si voti la sua mozione e che i 5 Stelle ribadiscano il loro consenso al presidente del consiglio che salirebbe al Colle non perché sfiduciato ma perché prende atto della rottura dell’alleanza che lo ha espresso. Lo scioglimento slitterebbe di qualche mese dando tempo a un governo cosiddetto di scopo di adempiere ai necessari passaggi sia sul piano della politica finanziaria sia su quello della preparazione delle elezioni con un ministro degli interni che non può essere Salvini che, come si è visto, ha usato e abusato dei suoi poteri solo per fini elettorali. Stanno circolando in queste ore appelli provenienti da più parti alla creazione di un’alleanza tra tutte le forze di sinistra e degli altri partiti democratici, oltre che di fette consistenti di opinione pubblica legata ad associazioni, sindacati, movimenti d’opinione e gente qualunque, per dar vita ad uno schieramento che affronti unito il pericolo sovranista e autoritario, prima che sia troppo tardi e prima che sui libri di storia dei prossimi decenni non si trovi ricordato il secondo capitolo di una storia che racconta di nuovo il grave errore della divisione per dispute ideologiche e personalistiche all’interno dei partiti. Zingaretti se ci sei batti un colpo!