Quella mattina la signora Amalia, dopo essersi vestita, si guardò allo specchio. Era da tanto tempo che non lo faceva. Il bagliore, che partiva dal centro del collo, la illuminava tutta.
La signora Amalia e sua figlia Matilde
La signora Amalia era una donna energica dal volto aguzzo e dagli occhi verdi vacui.
I lampi che di tanto in tanto li attraversavano non si notavano.
Nemmeno l’impazienza si notava, dissimulata com’era dalla sua cordialità di maniera.
Un artificio, la cordialità, come un artificio era la sciatteria piena nella quale si nascondeva.
Della donna elegante di un tempo non era rimasto niente.
Si metteva in tiro raramente, e anche in quelle occasioni era un disastro.
Un modo per attirare l’attenzione evitando di farsi travolgere.
Il telecomando del disamore rimaneva saldo nelle sue mani.
Passava da un colore all’altro senza che niente le donasse, e i capelli che per la maggior parte del tempo legava, non erano carezzevoli, come se mai avessero avuto un vago odore di giovinezza.
Le rughe non scomposte.
Il collo non impreziosito dalle pieghe.
Il peso di sempre.
Il tempo era stato con lei impietoso, anche se, apparentemente, era sempre la stessa donna.
La figlia, Matilde, era molto diversa da lei pur avendo ereditato dalla madre il corpo snello.
Nervoso.
I capelli folti.
Dal padre, invece, Matilde aveva avuto in dote gli occhi di quel verde che quando si arrabbiava diventavano grigi.
Le lunghe mani affusolate.
Il sorriso contagioso.
L’adolescenza di Matilde 
Passava da un flirt all’altro, Matilde.
Suo padre non se ne preoccupava.
Sapeva che erano rapporti destinati a non durare.
“La carne è debole” – aveva sottolineato con sua moglie, guardandola con disappunto, e chiudendo per sempre la contesa.
Non ne avevano discusso nemmeno con la figlia.
Prendevano atto delle divergenze senza litigare.
Non per riserbo ma per indifferenza.
Gli anni trascorsi insieme e il disamore non avrebbero più potuto ferirli.
Il marito della signora Amalia
Quando la signora Amalia aveva visto per la prima volta il padre di Matilde, a Coira, nel Cantone dei Grigioni dove vivevano tutti e due, il sorriso di quell’uomo giovane, afflitto da una calvizie incipiente, l’aveva sedotta.
Senza riflettere aveva deciso di sposarlo.
Lui non aveva opposto resistenza, la determinazione della signora Amalia lo aveva travolto.
Dopo qualche mese di fidanzamento, si erano ritrovati a essere marito e moglie.
“Il sorriso è stato un abbaglio” – iniziò a pensare la signora Amalia il mattino successivo al matrimonio.
Suo marito era un uomo taciturno, scontroso, metodico anche a letto, incline ai repentini cambi di umore.
Una cosa di buono c’era in lui: la dominava con lo sguardo.
Una sfida che la signora Amalia aveva accettato di buon grado, e che aveva iniziato ad apprezzare più del bagliore dei suoi sorrisi.
La nascita di Matilde aveva cambiato ogni cosa, rendendo suo marito loquace.
A mano a mano che suo marito era diventato più loquace, la signora Amalia aveva provato una sensazione di fastidio.
Lasciarlo sarebbe stato troppo faticoso.
Le spiegazioni.
Le urla.
Matilde.
Il tradimento non prevedeva discorsi e nemmeno una familiarità  eccessiva, ma soprattutto poteva tenerselo per sé, senza doverne parlare né con gli amanti occasionali, né con suo marito che ormai parlava anche troppo.
Distorsioni comunicative
Matilde era cresciuta ed era andata via da Coira.
I rapporti con i genitori erano diventati sempre più sporadici.
Le telefonate con Skype si susseguivano con la madre in maniera prestabilita e consuetudinaria.
Una barriera ulteriore, barriera che suo padre non aveva accettato di buon grado.
Come al solito aveva evitato di discuterne, sia con la signora Amalia sia con Matilde, che era diventata sempre più uguale a sua madre.
Non sorrideva più sua figlia e a lui questo non piaceva.
Evitare di parlarle al telefono gli era sembrato l’unico modo per evitare di farsi risucchiare dalle abitudini anaffettive di sua moglie e di Matilde. Si negava, sperando che Matilde rinsavisse.
Ma Matilde non rinsaviva, né tornava a sorridere, fino a quando non decise di ripresentarsi a casa.
Il bagliore che copriva il volto di sua madre durante le telefonate era troppo violento. C’era qualcosa che non andava, e di suo padre non sentiva nemmeno più l’eco della voce in sottofondo
Un diamante è per sempre
Matilde parcheggiò la macchina nel viale condominiale e schiacciò il tasto del citofono.
Nessuno rispose dall’altra parte ma il portone si aprì.
Prese l’ascensore e bussò.
Sulla porta apparve la signora Amalia, una cosa insolita, c’era sempre suo padre ad aspettarla sulla soglia di casa, come insolito era quell’enorme bagliore che partiva dal centro del collo di sua madre, bagliore che a vederlo dal vivo inquietava ancora di più.
La signora Amalia non indossava gioielli da tanto tempo, e questo era oltretutto molto costoso.
“Siediti!”- le disse la madre – “avrai fame. Ti preparo qualcosa da mangiare”
A Matilde questo ordine perentorio, mascherato d’affetto, sembrò un modo per prendere tempo, un’altra stranezza, e così spostò di peso la signora Amalia, e iniziò a chiamare il padre, mentre metteva a soqquadro la casa.
Il silenzio che avvolgeva ogni cosa era innaturale.
Fino a quando il silenzio fu lacerato dall’urlo della signora Amalia, urlo che fece precipitare Matilde in salotto.
“Tuo padre è qua”- le disse la madre spazientita, indicando quel bagliore che partiva dal collo e come un occhio di bue le illuminava il viso.
Matilde si accasciò sulla bergère del padre e iniziò a piangere in maniera sommessa.
La signora Amalia iniziò a prendere a schiaffi l’aria come se quel pianto interrompesse ogni sua possibilità di concentrazione.
E mentre faceva questo le parole le uscirono spedite dalla bocca.
Secche.
Appuntite.
Logiche.
“Non ha sofferto. Nessuno se ne è accorto, nemmeno lui. Tuo padre sapeva essere invisibile, come te. Aveva deciso di andarsene. Aveva trovato una casa poco lontano da qui. Voleva vivere da solo. Voleva essere libero di non vedermi. È stato facile portarlo al coma diabetico. Dopo che il medico ne ha certificato la morte l’ho fatto cremare. Guarda il diamante nato dalle sue ceneri. Quando morirò te lo lascerò in dote. Tuo padre non è mai stato così bello e utile. Ne converrai anche tu .”