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martedì, 24 settembre 2019
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Un marziano alla mostra del cinema di Venezia

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Così, come ogni anno, mi ritrovo a vivere i dieci giorni di uno degli eventi mondani più importanti che si tengono in Italia. Frequento il Lido, tranquillo lembo di terra ricco di vegetazione adagiato tra la laguna e l’Adriatico, per ragioni balneari e di svago. Nonostante sia fuori dalla kermesse e per quanto ami in modo viscerale il cinema, non riesco ad abituarmi alle modalità di svolgimento dell’evento.

La mostra per i semplici spettatori è una caserma con una disciplina ferrea, incompatibile con il fervore e l’entusiasmo che può portare una gita al Lido. Queste sensazioni arrivano anche a chi come me non vi partecipa.

I luoghi deputati alle proiezioni, Palabiennale, Casinò e altri, vengono blindati dalle forze dell’ordine e dall’organizzazione. Si passa velocemente e solo a piedi e ben vestiti, niente costumi o bermuda. Noto questi comportamenti con senso di acquiescenza, perché sono dettati da ragioni di sicurezza, anche se è la prima soppressione di una certa libertà di movimento. Le altre seguiranno presto.

L’ordine e la disciplina devono essere garantiti a tutti i costi. D’altronde, come ha evidenziato il bravissimo Direttore della Mostra, dr. Barbera, sotto la sua gestione gli spettatori sono piu’ che raddoppiati raggiungendo la cifra record di 80/85 mila nelle ultime edizioni. Un grande successo di pubblico, uno zoo di lusso molto frequentato,dunque.

Vigono alcune regole censorie che credevo superate. I film sono sempre vietati ai minori di 18 anni perché essendo opere prime non hanno superato ancora il visto della censura. Purtroppo se non si conosce questa regola non si entra, pur essendo in possesso di regolare biglietto; e ciò, tanto per essere aperti ai giovani. Ai quali non rimane altro che assieparsi per ore e ore sotto l’implacabile sole di questi giorni per rubare un selfie alla star di turno. Se minorenni, non possono vedere i film, ma sono ottimi sfondi per far risaltare la bellezza della Bellucci o il fascino di Brad Pitt.

Passando per questi luoghi scorgi skyline diverse a seconda dell’ora. Di mattino presto, calca alle biglietterie per procurarsi i pochi biglietti rimasti in vendita. Piu’ tardi file su file nell’attesa che aprano le sale per le prime proiezioni.  A sera poi si assiste alla concitazione per arrivare al red carpet. Una giostra che non si ferma mai, perché dopo le ultime proiezioni serali si passa alle feste, queste sì ancora più ambite, ma estremamente selettive.

Molti spettatori riescono a resistere in queste condizioni anche 10 giorni, cioe’ per tutta la durata del festival. Li guardo senza invidia, perché, nei momenti di maggior ressa, vorrei essere in una grotta a fare lo speleologo. Il mio record personale è massimo di due film al giorno, comodamente seduto a casa o a cinema sottocasa. Mi fa impallidire rispetto ai tanti record dei veri cinefili, che assorbono molte proiezioni giornaliere. Comunque è grazie alla loro perseveranza che una mostra ha successo o meno. Poi c’è anche da dire che la maggior parte dei film sono belli, anche se ci sono quelli da dimenticare. Nascono sogni, ma anche bufale a Venezia.

Mi rendo conto che se chiudo qui passo per brontolone. Lancio, quindi, un’idea per trasformare, almeno in parte, la mostra da evento mondano in evento anche culturale.

L’amore per il cinema mi spinge a dire che gli spettatori potrebbero ricevere un trattamento migliore, forse per ricordare che il cinema e’ magia e non gara di sudore e di spinte per un biglietto o per assistere a una intervista. Pensare poi a “dirette” di tutti gli eventi mondani e collateralli via Internet aiuterebbe a raggiungere e a includere migliaia di persone, facendole sentire per una volta attori e non solo comparse o claque per la presentazione del film di turno.

Ah, dimenticavo. Non si chiama mostra del cinema di Venezia, ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. E i nomi in certi casi non sono puri accidenti.