Un tetto per i senza fissa dimora

Accolto con grande ritardo a Salerno l'appello lanciato dalle associazioni

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Una dimora per le persone senzatetto che vivono a Salerno. Una dimora, temporanea, per rispettare i vincoli governativi imposti alla mobilità individuale e difendersi dal nuovo coronavirus. Lo ha annunciato il Comune di Salerno, che ha messo a disposizione il Palatulimieri in via Salvador Allende. Secondo l’Amministrazione comunale, la struttura, individuata grazie all’azione del Sindaco Vincenzo Napoli, degli assessori alle Politiche sociali e all’Ambiente e Sport, Giovanni Savastano e Angelo Caramanno, e della consigliera Paola De Roberto, sarà presidiata dai vigili urbani insieme alle forze dell’ordine. Nella palestra, si legge nella nota del Comune, le persone verranno accompagnate dai vigili urbani ed assistite da personale di associazioni di volontariato e resteranno per l’intera fase emergenziale, potendosi ristorare e ricevendo due pasti caldi al giorno, grazie ad una donazione della Fondazione Carisal, presieduta da Alfonso Cantarella. L’assessore Savastano ha evidenziato la rilevanza dell’iniziativa per l’intera popolazione salernitana, non solo per i diretti interessati, e l’occasione positiva, tra l’altro, “per iniziare a stilare un’anagrafe dei clochard presenti in città”.
Il Palatulimieri è un luogo ampio, in cui sarà possibile rispettare le distanze di sicurezza per evitare i contagi, e, per questo, appropriato nella situazione in cui siamo di contrasto al nuovo coronavirus. Per il resto, si tratta di un luogo lontano in cui collocare le persone senza casa e che verrà presidiato dalle forze dell’ordine. È, evidentemente, una soluzione critica, controversa, carica di dubbi, sebbene orientata ad evitare danni ulteriori, e superiori, alle persone.
Una discussione su questo esito si è aperta nel mondo del volontariato, che ha spinto, nelle ultime due settimane, per una soluzione, esito, come ha scritto Antonio Bonifacio, responsabile dell’accoglienza Missionari Saveriani, di “unità di intenti, del dialogo, della collaborazione, del confronto nella diversità”, in modo da potere “realizzare per tutti (per quanto possibile) #Iorestoacasa”. Questa funzione propositiva così rilevante è stata, d’altronde, riconosciuta dalla consigliera comunale De Roberto, che, in un post in facebook, ha ringraziato le associazioni, le quali “tramite il dialogo ed il confronto costante con le istituzioni hanno evidenziato problemi, sollecitato soluzioni e si sono messe in gioco in prima persona offrendo il loro supporto”.
D’altronde, il mondo del volontariato, dall’inizio della crisi in corso, non si è mai fermato, né per l’intervento di sostegno verso chi vive in strada, né verso le istituzioni pubbliche, incitandole ad usare i loro poteri per garantire pienamente i diritti delle persone senza fissa dimora. E per consentire loro di rispettare i decreti che impongono di stare in casa, uscendo solo per situazioni di particolare necessità. L’appello alle istituzioni è stato avanzato sin dall’inizio della crisi, quando si è capito che, prima o poi, i dormitori presenti in città avrebbero dovuto chiudere e che le misure governative avrebbero richiesto una dimora stabile per tutti i membri della popolazione.
Negli ultimi giorni la pressione delle associazioni nei riguardi delle istituzioni si è accentuata, a seguito, anche, dell’accelerazione dei vincoli alla mobilità individuale imposta dalla diffusione del coronavirus e dall’aumento dei contagi. Questa pressione si è concretizzata, infine, in una lettera al Sindaco di Salerno inviata negli ultimi giorni da sette associazioni, che hanno proposto la predisposizione di kit per l’igiene personale minima, di un’eventuale attività di screening per chi non accede ai servizi di medicina di base, fino all’organizzazione di un’area in cui ricoverare per eventuale quarantena e/o accertamenti chi vive in strada e uno spazio per consentire la possibilità di fare una doccia a chi non può più accedere ai servizi messi a disposizione dal volontariato.
A questa si è aggiunta una raccolta di firme in rete lanciata dall’Associazione “Venite Libenter”, in sintonia con le altre associazioni, dal titolo “Vorrei stare a casa – Un rifugio per i senzatetto di Salerno”, inviata a Prefetto e Sindaco di Salerno. In questa lettera del 16 Marzo, dopo avere ricordato l’assenza di qualunque iniziativa istituzionale di accoglienza e di aiuto, coerente con le mancanze storiche di politiche pubbliche in questo campo, è stato chiesto di mettere in atto “tutte le misure necessarie ad assicurare alle persone senza dimora un’accoglienza, tramite la predisposizione e l’allestimento di ulteriori strutture in grado di assicurare assistenza a quanti ne abbiano bisogno”.
Un sostegno ulteriore verso una decisione politica è venuta dall’appello-video del 15 Marzo di due persone senzatetto, che, dopo avere ringraziato le associazioni di volontariato e fatto sapere di subire la pressione della polizia municipale per rispettare i divieti in corso, hanno richiesto “un’attenzione in più per chi vive per strada”. Il video ha ricevuto migliaia di visualizzazioni e, nella sua semplicità, ha mostrato l’urgenza di un intervento pubblico.
Ora, bisognerà verificare che la soluzione individuata sia efficace, considerato quanto evidenziato da Rossano Braca, presidente di “Venite Libenter”, “preoccupato per la capacità organizzativa del Comune che ha sistematicamente fallito ogni volta che ha cercato di affrontare il problema quando si è trattato delle emergenze freddo”. Certo, si interviene ancora una volta in velocità, ma la situazione è tale per cui va accordata fiducia all’Amministrazione comunale e alla Prefettura, affinché si mantenga un rapporto di dialogo costruttivo con le associazioni e con i senza dimora, assumendo quanto sia difficile costruire in poco tempo una convivenza tra persone, in parte estranee tra loro, che, tra l’altro, dovranno sottostare ai limiti imposti dalle misure di contrasto al coronavirus.

(Tratto da Il Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città)