Una proposta di vita

Il vangelo di questa settimana insegna che dobbiamo credere alla Parola di Gesù, perché invitati non solo a seguirlo, ma a essere coinvolti nella sua missione e proclamare il messaggio come fa Paolo nella seconda lettura

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La liturgia della Parola della quinta domenica per annum invita a pronunciare un sì alla vocazione cristiana perché, per poter credere, è necessario che qualcuno annunci il Vangelo. L’invito a diventare “pescatori di uomini” implica la disponibilità a calare una scialuppa nel mare procelloso della vita per aiutare gli altri senza evocare idee di superiorità. Nella chiesa nessuno è soltanto pescatore o pastore; ogni cristiano, prima deve essere pescato, come è capitato più volte a Pietro: ripescato perché pecorella smarrita.

«Venite dietro di me, vi farò diventare pescatori di uomini»

Cosa spinge i quattro uomini ad abbandonare barche e reti per seguire Gesù senza domandarsi dove sono diretti? Chi ha fatto come loro ha sperimentato che Dio riempie la vita, moltiplica la libertà infondendo coraggio. La reazione dei quattro è di meraviglia per una esperienza di abbondanza, la pesca miracolosa, che loro interpretano come una teofania. Comprendono in quel momento che Dio non si rivela solo nel sacro recinto del tempio, ma nel profano contesto del lavoro perché Gesù colloca il rapporto col divino nelle occupazioni della vita elevandole ad esperienza religiosa. Così i quattro pescatori si convincono e diventano collaboratori della gioia; non si limitano a conoscere una dottrina, ma seguono una persona per realizzare un progetto di vita. Per divenire pescatori di uomini occorre la radicalità del distacco, la rinuncia alla sicurezza e seguire Gesù dopo una personale e autentica esperienza di Lui. È la scelta di Isaia che chiede di essere mandato, è l’obbedienza fiduciosa di Pietro, che cala le reti nonostante l’esperienza fallimentare precedente. Al Maestro non interessa il suo passato, che é andato via per sempre, ma solo azioni che generano futuro perché non considera i fallimenti, ma le potenzialità che si mettono a frutto. Isaia, Paolo, Pietro sono protagonisti di tre storie simili e diverse di un incontro che cambia loro la vita. Il profeta sperimenta la santità di Dio contro la sua condizione di peccatore, come propone la prima lettura; l’apostolo delle genti è abbagliato dall’apparizione del Risorto; Pietro è testimone dell’abbondante pesca miracolosa. Non tutti vivono vicende analoghe, però la voce di Dio, prima o poi, si fa sentire nel profondo dell’animo. In quel momento è importante essere disponibili.
La pesca miracolosa diventa metafora dello sforzo dell’uomo senza Cristo, quando si rivela fallimentare, e con Cristo quando è abbondante. Anche noi tante volte abbiamo faticato e combinato poco. Perché? Probabilmente abbiamo confidato troppo in noi stessi. Il vangelo oggi insegna che dobbiamo credere sul serio alla Parola di Gesù, fidarsi di Lui perché invitati non solo a seguirlo, ma a essere coinvolti nella sua missione e proclamare il messaggio come Paolo nella seconda lettura: liberi dentro e distaccati dalle cose materiali, confidando con umiltà nell’aiuto di Dio.