Una terza via per l’Europa

Occorre che le forze democratiche, socialiste e progressiste entrino nel dibattito e facciano capire che l’Europa così com’è è un errore, e che intendono da ora costruire un modello culturale e politico diverso in tutto e per tutto

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Cosa potrebbe accadere all’Europa col voto del 26 maggio prossimo? La tempesta sovranista che sembra spirare sul Vecchio Continente potrebbe consegnarci un ribaltamento degli scenari politici e culturali, la cui portata e i cui effetti ci appaiono ancora del tutto imprevedibili e non facilmente pronosticabili. Avventurarsi su questo terreno minato potrebbe essere un vero e proprio azzardo, ma sovente a noi docenti viene chiesto di annusare l’aria, di provare a interpretare gli umori dei cittadini e soprattutto degli studenti, con i quali abitualmente siamo in connessione. Le mie riflessioni di oggi tengono conto anche di un sentire comune dei giovani universitari, avendo la fortuna di far parte di un dipartimento in cui la politica e la società sono spesso pane quotidiano e di relazionarmi con studenti abituati ad avere una certa consapevolezza durante le tornate elettorali. Vorrei esaminare due aspetti cruciali, che s’intrecciano e che potrebbero intrecciarsi in futuro con differenti modalità e interpretazioni. Il primo riguarda il tipo di Europa che si è andato progressivamente affermando. Il modello di Europa dei burocrati a guida germanica (e, ora, franco-germanica) è, di fatto, l’Europa del rigore finanziario ed economico, capace di creare spesso discutibili politiche sovranazionali di concertazione concepite in nome della stabilità economica dell’intero continente, con una crescita guidata dall’alto, una prevalente dimensione tecnica e tecnocratica, fatta di parametri e di spread, collegata alla finanza globale, ai suoi interessi e alle sue logiche di profitto, senz’anima, pronta a infierire su chi non ha i conti in ordine, per niente solidale, anche a dispetto di politiche comunitarie volte a finanziare le sue aree più depresse.

Nel Manifesto di Ventotene, il sogno europeista di Altieri Spinelli (nella foto di Tv2000) ed Ernesto Rossi

Questo modello, lo sanno anche le pietre, non collima affatto né con la storia recente e meno recente dei popoli europei, né con le aspettative dei grandi e nobili padri putativi, da Mazzini a Spinelli, da de Gasperi a Jean Monnet, da Schuman a Beck, da Adenauer a Spaak, senza dimenticare Anna Lindh. Tutte figure che avevano dato dell’Europa un’interpretazione di comunità di popoli, di mobilità di uomini e merci, di idee, in un prevalente quadro di reciproca solidarietà e di osmosi comunitaria. Un disegno prima tradito, poi rinnegato, infine modificato, secondo il rigido credo tecnicista, diventato dilagante e oppressivo. Questa non è affatto l’Europa che abbiamo sognato e che volevamo. Si tratta di un’opinione diffusa, che avrebbe dovuto essere un potente fattore coesivo di tutte le forze politiche, ma che, invece, è stato cavalcato solo dalle forze sovraniste, che si avviano, così, all’incasso elettorale, determinando quel ribaltamento al quale ho fatto prima riferimento. I partiti tradizionali hanno dato l’impressione ai più di aver molto sottovalutato gli effetti che tale politica comunitaria stava avendo sulla gente e chi si è opposto lo ha fatto con voce flebile. In politica, si sa, c’è sempre chi va ad occupare un posto lasciato libero da altri! E i sovranisti si sono tuffati a pesce. Il secondo aspetto, riguarda la necessità ineluttabile (ventilata dagli stessi burocrati europei) di sottrarre ancora spazi di libera iniziativa e di autonomia ai singoli Stati-nazione, senza far comprendere quali benefici ne potessero derivare. Cedere sovranità per avere in cambio maggiore rigore sui parametri non sembra affatto un cambio alla pari, neppure per provare a costruire la comunità europea politica oltre che quella economica. E la cosa ha alimentato ancor più la spinta antieuropeista e sovranista. Ora stiamo arrivando al dunque, e gli scenari potrebbero essere tanti. Ne individuo, per ora, due, collegati alla vittoria dei sovranisti, a cui i sondaggi concedono molti seggi nel Parlamento Europeo. Prima ipotesi: i sovranisti impongono la forte presenza degli Stati-nazione, ridimensionano il rigore germanico, giocando molto sulla centralità dei popoli nella costruzione di una nuova casa comune. Della quale, però, poco si sa. Se sei sovranista non puoi pensare a un modello di Europa integrato, quindi è facile immaginare un ritorno al passato, agli interessi statali, alle gelosie nazionali, agli egoismi di parte. Seconda ipotesi più estrema: i sovranisti demoliscono l’Europa, gettandola nel caos e facendo ritornare il mondo alle logiche nazionali più retrive. La deriva verso un nazionalismo spinto e guerrafondaio è tutt’altro che lontana dal realizzarsi e, con essa, le politiche dell’integrazione andrebbero a farsi benedire del tutto. Premesso che l’Europa così com’è non ci piace, si può pensare ad una terza via? Occorre che le forze democratiche, socialiste e progressiste entrino con forza nel dibattito e facciano capire che l’Europa così com’è è un errore, e che intendono da ora costruire un modello culturale e politico diverso in tutto e per tutto, in cui solidarietà, coesione politica, rispetto umanitario, fratellanza dei popoli, comunità culturale, istruzione e ricerca siano le nuove basi sociali e non parti residuali del processo. Anche il M5S dovrà dire la sua, e presto, prima che venga fagocitato…