Una voce ci chiama

Si riconosce Gesù se abituati a una concreta intimità di vita con lui e a una dialogante frequentazione, che fa sperimentare la presenza di una persona desiderabile per quanto sa infondere nel cuore

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La Salvezza è per tutti, guidati da Cristo, il Buon Pastore che ci chiama: è il messaggio della quarta domenica di Pasqua. La liturgia invita a rinnovare l’auspicio, consolidare il desiderio, accendere la speranza, cogliere la possibilità di uscire dalla condizione di dubbio e di angoscia nella quale sembra precipitata l’umanità per paura di un futuro imbruttito dall’egoismo.
Gesù trae immagini dalla società nella quale è cresciuto; comunissima ai suoi tempi era quella del pastore. Egli ne descrive l’azione: non opera gridando comandi, ma stimolando con inconfondibile voce una intima relazione. Il pastore buono è capace di rassicurare per una presenza i cui effetti sono simili a quelli determinati da Maria quando entra nella casa di Elisabetta salutandola. È una voce che non seduce ma insegna come un amorevole maestro, ascoltato non per obbediente ossequio o per paura, ma perché portatore della vita eterna donata da Dio. Questo pastore ha un preciso comportamento nei riguardi della comunità che ascolta, conosce e segue grazie alla relazione di reciproca comprensione e di accettazione. È una sequela che presuppone fiducia e genera senso di sicurezza, un rapporto unico e rivoluzionario tra chi governa e chi è governato, perché non prevale la sottomissione al potere, ma una autentica fusione di amore.

Il buon pastore e i suoi messaggi per un profondo rinnovamento interiore

Si riconosce la voce di Gesù se abituati a una concreta intimità di vita con Lui e a una dialogante frequentazione, che fa sperimentare la presenza di una persona desiderabile per quanto sa infondere nel cuore. A queste condizioni i cristiani seguono il buon pastore che col tono accattivante della voce aiuta ad intraprendere il pellegrinaggio seguendo una mappa da percorrere acquisendo sicurezza anche quando il tragitto si fa complesso perché convinti che non si é mai soli. È una voce che non ricorda pesanti doveri, comandamenti che sollecitano solo obbedienza, ma infonde irresistibile forza che fa approdare alla gioia di Dio, pronto al dono ancor prima che pronunciamo il sì della sequela. E’ una voce che conferisce certezze all’esistenza salvandola; la garanzia è data dal fatto che Gesù e il Padre sono una cosa sola.
Oggi tanti parlano di Lui e lo riconoscono uomo eccezionale, ma questo attributo da solo non lo rende salvatore. I discepoli cominciarono a fondare le prime chiese dopo che si convinsero che Egli era Risorto e, animati dalla fede, lo testimoniarono come Signore e, coraggiosi e pieni di zelo, proclamarono il Vangelo, Buona Novella per tutti, senza discriminazioni, perseverando nell’apostolato nonostante rifiuti, ostilità e persecuzioni. Erano guidati da una voce alla quale seppero rispondere con convinzione Maranathà.