Unisa, malore in ateneo: muore il professor Marra

Stroncato ieri all'improvviso il docente, studioso in particolare delle politiche migratorie. Era intento ad organizzare un incontro di studio. Un suo allievo lo ricorda in questo testo che volentieri ospitiamo

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Ieri è scomparso il docente dell’Università di Salerno Claudio Marra, studioso in particolare delle politiche migratorie, stroncato da un malore improvviso mentre era intento ad organizzare un incontro di studio in ateneo. Un suo allievo lo ricorda in questo testo che volentieri ospitiamo
“Caro Stefano, certamente sono disponibile a darti un consiglio. Mi è possibile domani.” Un messaggio di due anni fa che mi è tornato in mente questa mattina, quando mi ha raggiunto la notizia della morte del professor Claudio Marra, dell’Università di Salerno.
Gli scrissi da Parigi un paio di anni fa, quando, da studente, mi apprestavo a scrivere la mia tesi di laurea magistrale in materia di politiche migratorie. Stavo cercando un angolo d’attacco efficace, ma la letteratura era vasta, infinita. Cercavo un confronto con una mente esperta per uscire dalle sabbie mobili in cui mi trovavo. Ma soprattutto, ero alla ricerca di un docente che mettesse da parte il proprio ego e ascoltasse cosa avevo da dire. Una cosa rara, chiunque si sia confrontato con queste dinamiche sa bene di cosa parlo.
Ne discussi con mia zia, la sociologa Graziella Salvatore, che ben conosceva il professor Marra. Subito mi invitò a contattarlo: “Vedrai, lui è la persona giusta, Claudio saprà ascoltare”.
“Ma non sono neanche un suo studente, perché dovrebbe impiegare due ore della sua vita per discutere con me?”, domandai perplesso.
Gli scrissi un breve messaggio. E dopo neanche pochi minuti: certo Stefano, certo, possiamo discuterne domani. Così, direttamente, semplicemente. E fu una conversazione molto prolifica per il futuro della mio lavoro di ricerca. Spunti, testi, riferimenti e ancora tanta passione di capire e approfondire i fenomeni migratori. Parlava come un libro aperto ed io non potevo che stare lì ad ascoltarlo. E poi, alla fine della nostra conversazione, mi promise di inviarmi delle indicazioni bibliografiche. Dopo pochi minuti, ecco arrivare la sua mail. Fu un piccolo gesto, ma con un grande impatto sull’avvenire della mia ricerca.
Mi prese sul serio il prof. Marra, più che la docente francese che avrebbe dovuto inquadrare il mio lavoro. Oggi quei testi riecheggiano nella mia mente quando, da giornalista, vado sul campo per raccontare le migrazioni. Il suo aiuto disinteressato, generoso, non lo dimenticherò mai. Io, il professor Marra, lo voglio ricordare così.