Università Bene Comune: il nuovo Rettore parta da qui

Alla vigilia del voto per il nuovo vertice, non è in discussione la qualità dei ricercatori dell'Unisa che si fanno valere ovunque. Sono in discussione, semmai, il ruolo dell’Europa, dello Stato e delle Regioni perché assumano la “conoscenza” come valore primario da finanziare, e il mondo accademico perché scenda in campo, metta "i piedi nel fango", non si accodi cioè alla politica, ma la scuota, la incalzi, la condizioni e la ravvivi

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Scadono domani, martedì 4 giugno, i termini per la presentazione delle candidature a Rettore dell’Università di Salerno. SalernoSera apre da oggi, con questa riflessione dell’ex ministro Carmelo Conte, uno spazio di dibattito e di riflessione sull’attuale momento dell’ateneo, che non è e non deve essere una realtà autoreferenziale, ma un centro vivo di ricerca, studio, insegnamento e cultura che riguarda da vicino l’intera società.

La sessione per la nomina del nuovo Rettore dell’Università di Salerno è iniziata nel segno della consuetudine ovvero come una questione interna e si deve solo alla sensibilità di alcuni candidati l’apertura a un dibattito esterno, con interviste meritevoli di considerazione per la franca vena programmatica e la diversità di vedute sulla gestione. Tutte contenute, però, nel tradizionale solco di un mondo autorevole e autoreferenziale, lontane dalla realtà mondo, dalla realtà territorio e dalla realtà sociale. In un vuoto (disinteresse) che è innanzitutto politico e istituzionale. Eppure, oggi più che mai, l’Università è un bene comune, una esigenza vitale della società del futuro. La “comunità università” può e deve ridefinire la sua identità e la sua funzione intercettando i valori nuovi e i processi di cambiamento in atto nella società, perché le altre comunità, rispetto ad essa, non possono essere altre. La sua autonomia è un bene prezioso ma, se racchiusa al suo interno, la rende una “patria esclusiva”, fuori dal ritmo impetuoso della modernità, con il rischio di perdere l’humus creativo e formativo cui deve la sua storia e la ragion d’essere. Valga un proverbio tedesco che recita: Gli alberi non devono impedire di vedere il bosco. Lo citò Adenauer con riferimento agli Stati rispetto alla nascente Comunità europea. Naturalmente deve valere anche l’opposto: il bosco troppo fitto non deve impedire di vedere i suoi arbusti. Come l’adorno albero del sapere non deve impedire di vedere la società in cui vegeta e viceversa. Torna, a questo fine, la visione stellare dell’autonomia universitaria, evocata dalla migliore cultura, che va intesa in senso funzionale e non territoriale, simile a quella della magistratura, rivolta ad assicurare l’indipendenza interna ed esterna del ricercatore (in senso lato), come bene costituzionalmente protetto. Ma l’università nel suo insieme, in quanto ente, come esercita e come dovrebbe esercitare la sua autonomia rispetto alle istituzioni, con che potere, quali mezzi e quali doveri? Da qui, l’esigenza di un paradigma politico che sia suo proprio, dello Stato e delle istituzioni locali, che va implementato attraverso un raccordo didattico tra università e il mondo sottostante (il mondo scolastico) degli insegnamenti e degli indirizzi che sono prodromici alle scelte dei ragazzi nelle varie e diverse facoltà. Da qui, la scelta di aprirsi ai territori e al sistema produttivo che, nel caso di Salerno, riguarda, in particolare, l’ambiente e le aree protette (compreso il Parco del Cilento, interessano oltre il 25 % della superficie provinciale), da intercettare istituendo dottorati in loco e in aziende industriali, agricole e turistiche. Da qui, infine, il dovere dell’ateneo di “esternizzarsi”, di mettersi, cioè in rete con le consorelle campane, nazionali e mondiali. Si tratta di prendere atto del collegamento sempre più stretto, tra lo studio e la ricerca applicata, tra l’intelligenza biologica e l’intelligenza artificiale. Non molto tempo fa erano la filosofia e l’umanesimo a guidare il mondo e la tecnologia, ora è questa che prevale e sembra muovere verso un punto di svolta, oltre il quale l’umano andrà incontro a una totale trasfigurazione, un punto di svolta e di sintesi delle conoscenze che Kurzweil chiama “Singolarità”; al punto da creare, su un sito della NASA, in seno al Ames Research Center, precisamente al palazzo 20, una selezionatissima Università della Singolarità, con l’attiva partecipazione di Nokia, dei fondatori di Google e di Peter Diamandis. La conoscenza è un’impresa che produce conoscenza. Cosa e chi impedisce alle università italiane, e a quella di Salerno, di fare proprio questo principio e di accedere a quel circuito? Non certo la qualità dei ricercatori che si fanno valere ovunque. Sono in discussione, semmai, il ruolo dell’Europa, dello Stato e delle Regioni perché assumano la “conoscenza” come valore primario da finanziare a regime in un apposito capito di bilancio, e il mondo accademico perché scenda in campo, metta i piedi nel fango, non si accodi alla politica, ma la scuota, la incalzi, la condizioni e la ravvivi. Il prossimo banco di prova sarà la proposta di autonomia differenziata che, ove realizzata, ridurrebbe l’autonomia delle Regioni meridionali, e in particolare quella delle sue università, a un ruolo minore se non coloniale. Dunque, riprendiamoci l’Università e l’università si riprenda noi, cittadini e istituzioni, dando al prossimo rettore un mandato accademico imperativo e…. politico tout court.