Le recenti elezioni del rettore dell’Università di Salerno hanno evidenziato un quadro inedito dei rapporti di forza interni all’istituzione accademica. Esiste ed è numericamente autorevole una maggioranza che si è compattata contro il “sistema Tommasetti”. Essa ha retto anche nella seconda votazione, confermandosi forza prevalente: i suoi 501 voti, raccolti nel secondo turno dal professore Maurizio Sibilio, espressione di una ipotesi di governance alternativa, condivisa con gli altri due candidati Aprea e Tortora, che hanno ritirato la loro candidatura per contribuire alla creazione di un’area democratica dialogante, sono più dei 466 raccolti dal professore Vincenzo Loia nel primo turno. Nella prima tornata, i voti “anti-sistema” erano stati addirittura 602 ai quali vanno sommati quelli raccolti dal professore Mario Capunzo (39 preferenze), che non ha aderito, successivamente, all’intesa politica per una gestione alternativa dell’ateneo.

Il professor Vincenzo Loia (primo da destra) nuovo rettore dell’Università di Salerno

L’attenzione va spostata, pertanto, sul secondo turno che, in ogni elezione, è altra storia rispetto alla prima votazione. Da quest’angolo visuale, però, le indicazioni del corpo elettorale appaiono piuttosto omogenee tra prima e seconda tornata, tra la votazione esplorativa nella quale i concorrenti “si studiano” e la successiva in cui si osa di più, rischiando l’esito. Per tentare un’analisi del secondo turno andrebbero, perciò, intercettai i poco influenti flussi di preferenze che hanno preso una direzione diversa. Le scelte dei singoli, infatti, non determinano, in modo significativo, la formazione delle maggioranze, dal momento che esse, in genere, si compensano. Resta, perciò, da interrogarsi su circa 45 voti transitati da un candidato all’altro, perché la distanza tra il rettore eletto e il concorrente soccombente si riduce più o meno a tanto (i 90 voti di vantaggio sono il risultato, con buona approssimazione, di 45 consensi sottratti al professor Sibilio e confluiti, all’ultimo momento, su Loia). Un passaggio operato, probabilmente, grazie all’intervento di chi ha potuto agire in nome di un “potere” condizionante all’interno di due o tre dipartimenti, operando su un’area ondivaga e disponibile a recepire “suggerimenti” o parole d’ordine, quindi disposta a scelte ispirate – è verosimile – a criteri non rigorosamente valutativi di programmi e strategie elettorali.

Il professore Maurizio Sibilio, candidato alla carica di rettore dell’Università di Salerno come espressione di una piattaforma ampia, sconfitto dal professor Vincenzo Loia

Resta comunque il dato di un ateneo diviso in due blocchi: uno per così dire istituzionale, che ha accolto l’indicazione della candidatura Loia operata dal rettore uscente e con essa la logica di un potere accademico ritenuto dagli oppositori autoreferenziale; un altro, molto trasversale, critico verso un governo dell’accademia vissuto come algido e aziendalistico. Mentre i vincitori mostrano le affermazioni dell’ateneo salernitano e i primati conquistati in campo nazionale, secondo gli sconfitti l’università sarebbe scomparsa anche dai radar delle realtà locali, logorandosi in una progressiva divaricazione del corpo docente dagli studenti, dalle altre componenti operanti nel campus e dalle istituzioni territoriali.
La separazione tra i due gruppi è netta e al momento insanabile: affinché si trasformi in una risorsa democratica dell’università, occorrerà preservare il profilo identitario delle due anime emerse dal confronto. Il governo e la continuità da una parte e, dall’altra, l’opposizione con la sua legittima ambizione all’alternativa. Ciò non significa immaginare un’insanabile antiteticità delle posizioni, ma ipotizzare per ciascuna delle due componenti un lavoro attento e maturo nel quadro della visione politica prospettata in campagna elettorale. Il rischio è che la giustificazione delle ragioni istituzionali possa cancellare, ancora una volta, il tasso politico delle analisi e delle scelte e, con esso, il profilo delle posizioni emerse. Circostanza che si è già verificata in passato, riducendo talvolta la dialettica accademica ad accordi di chiara marca consociativa.