Uriel, un progetto artistico di musica e poesia

Da Rino Gaetano a Fabrizio De Andrè, passando per Fabi-Silvestri-Gazzè e approdando a Vinicio Capossela, gli Uriel ripropongono la tradizione attraverso una forma comunicativa decisamente vincente. Il gruppo è al lavoro per la registrazione del primo album

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Atipico, suscita curiosità e non è ‘già sentito’ – se non per ciò che è stato seminato in questi anni: da ormai un decennio, Uriel porta con sé un poliedrico progetto artistico ancora tutto da scoprire.
“Non siamo solo una band né solo un progetto cantautorale solista: siamo entrambi” – racconta Alessandro Serra, frontman del fortunato connubio artistico che si declina nella forma solista di Uriel Nahual (canzoni e poesie inedite di Serra) ed in quella composta da tre/cinque elementi in Uriel-Italians do It better.
“Attraverso le modalità espressive della musica cantautorale e della poesia cerco di sviluppare un tema da diverse prospettive”. L’idea solista di Alessandro Serra si presenta come un crocevia di suoni e parole convergenti nell’originalità del marchio di fabbrica: “Uriel è un termine che rinvia alla luce, a una luce che proviene dall’interno a cui non si può fare altro che dare spazio. Un ringraziamento a quello che è senz’altro un momento meraviglioso per chi cerca di fare poesia e musica propria: l’intuizione”.
Giovanni Iannaccone (basso), Luca Elia (batteria e voce), Nicola Natella (chitarra), Fabrizio D’Amato (piano e voce) e lo stesso Alessandro Serra (voce e cajon/chitarra) costituiscono la formazione al completo, interprete della linea cantautorale percorsa sin dagli esordi del gruppo: “Più passano gli anni, più sentiamo l’esigenza di essere testimoni e fare atto di memoria storica in un momento molto delicato per la musica italiana. Il cantautorato italiano è una risorsa straordinaria per le nostre coscienze”.
Da Rino Gaetano a Fabrizio De Andrè, passando per Fabi-Silvestri-Gazzè e approdando a Vinicio Capossela, gli Uriel ripropongono la tradizione attraverso una forma comunicativa decisamente vincente: “L’interazione con il pubblico e la nostra verve teatrale ci ha sempre dato molte soddisfazioni. Cerchiamo di far sorridere e al contempo riflettere: crediamo sia un buon compromesso”. Un compromesso che da dieci anni si è concretizzato in consensi tra Campania, Basilicata e Calabria, all’interno dell’ambiente universitario e nella conquista di spazi di condivisione artistica in alcuni locali del salernitano.
Alle spalle, ricordi di trasferte, memorabili post-concerti e “insane abitudini” come l’attualizzazione di Nun te reggae più di Rino Gaetano, gli Uriel sono al lavoro per la registrazione del loro primo album (anticipato dall’uscita del singolo Ciò che non sono, su Spotify), con all’orizzonte il progetto di un concerto che riunisca protagonisti vecchi e nuovi della formazione.
“Sembra ieri che abbiamo intrapreso questo viaggio, tantissime serate sono state fatte, tantissime prove, tantissime risate, tantissimi volti incrociati nel pubblico. Avere un gruppo e condividere la musica è una cosa meravigliosa”.