Il presidente venezuelano Maduro

È caos in Venezuela all’indomani della decisione del leader dell’opposizione e presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidò di  autoproclamarsi capo dello Stato, dando di fatto il via ad un golpe contro il chavista Nicolas Maduro, rieletto alla guida del Paese sudamericano lo scorso gennaio, al termine di una tornata elettorale duramente contestata dai partiti di opposizione. Al momento la situazione in Venezuela è di stallo: se, da un lato, Guaidò ha incassato l’immediato riconoscimento degli Stati Uniti – da tempo impegnati in una guerra economico-diplomatica con il governo Maduro -, del Canada e di diversi Paesi sudamericani, dall’altro l’autoproclamato presidente sembra aver fallito nel tentativo di portare dalla sua parte i militari e le forze di polizia. Questi resterebbero ancora fedeli al presidente Maduro che, nella serata di ieri, ha invitato il popolo a resistere contro il tentativo di colpo di stato. “Invito il popolo coraggioso e combattivo ad essere vigile, dedito da una parte al lavoro e allo studio, e dall’altra alla mobilitazione per difendere la stabilità della Patria. Né colpo di Stato, né interventismo, il Venezuela vuole la pace”: questo

Juan Guaidò

l’appello lanciato su Twitter da Maduro che, inoltre, ha arringato la folla dal palazzo presidenziale. Nel suo intervento Maduro non ha mancato di accusare gli Stati Uniti di essere i registi del golpe.

Mentre sul Venezuela si gioca una complessa partita geopolitica – con Canada, Brasile, Colombia ed altre nazioni sudamericane che hanno seguito l’indicazione di Washington ed hanno riconosciuto Guaidò come presidente, mentre Maduro incassa il sostegno di Turchia e Russia – nel Paese sudamericano cresce il caos, con le piazze che sostengono i due rivali percorse da un crescente nervosismo. Nelle ultime 48 ore sarebbero già quattordici le vittime degli scontri tra i sostenitori di Guaidò e quello di Maduro e tra manifestanti e polizia. E mentre sembra profilarsi nell’immediato una situazione di stallo, che finirebbe per far aumentare ancora la confusione nel Paese, dall’Unione Europea arriva l’invito a nuove elezioni per superare la crisi. Al momento, però, una simile soluzione sembra di difficile realizzazione: sul tavolo resta anche  l’eventualità di un intervento militare statunitense, soluzione adombrata da più di un esponente dell mondo politico nordamericano.