“5.000 soldati in Colombia”. È una nota sul blocco di appunti utilizzato dal consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton durante una conferenza stampa alla Casa Bianca a confermare, se ancora ce ne fosse stato bisogno, come gli Stati Uniti siano pronti ad utilizzare ogni carta pur di vincere la partita venezuelana. Compresa quella di un’operazione militare, da affidare – evidentemente – a truppe che avrebbero le loro basi di partenza in Colombia, paese confinante con il Venezuela e nemico del presidente Maduro. Da Grenada a Panama, per restare ad esempi relativamente recenti, i modelli di cambio di regime attuati sulla punta delle baionette dei marines certo non mancano.

Il presidente Usa Donald Trump

Al momento, tuttavia, il presidente Trump sembra voler puntare sulla destabilizzazione economica per giungere all’auspicato cambio di regime a Caracas: nella serata di ieri, infatti, il governo statunitense ha varato sanzioni contro la società petrolifera venezuelana di stato PDVSA, puntando a far crollare gli introiti statali. In particolare le misure adottate da Washington prevedono il congelamento di tutti gli atti della società petrolifera venezuelana – e della sua filiale statunitense Citgo – ed il divieto per cittadini ed imprese americane di avere rapporti con PDVSA. Una decisione definita “unilaterale, illegale, criminale ed immorale” dal presidente venezuelano Maduro: “Vogliono rubare la Citgo ai venezuelani – ha detto in un discorso trasmesso dalla rete TeleSur -. Ho dato ordine ai dirigenti del Pdvsa e Citgo di avviare le azioni politiche, legali, dinanzi ai tribunali degli Usa e del mondo per difendere i nostri interessi. Nei prossimi giorni presenteremo misure necessarie e decise per proteggere gli interessi della nazione”.

Intanto Juan Guaidò, il leader dell’opposizione autoproclamatosi presidente del Venezuela mercoledì scorso – ha annunciato, forte del sostegno di Washington, l’intenzione di nominare a breve nuovi vertici della PDVSA e della Citgo, oltre che l’intenzione di prendere il controllo dei beni statali venezuelani all’estero. Misure, quelle annunciate da Guaidò, che tuttavia non sembrano ancora incrinare la fedeltà delle Forze Armate – vero arbitro della partita in corso a Caracas – verso il presidente Maduro. Né l’annuncio di Guaidò di essere disposto a varare un’ampia amnistia, né l’appello statunitense affinché l’esercito consenta il pacifico trasferimento di potere a favore dell’autoproclamato presidente sembrano aver sortito effetto.