Via da Vinciprova, senza più casa i mercatini etnici

Integrazione fallita: l'area lascerà spazio al capolinea dei mezzi Busitalia

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Il Comune di Salerno si prepara a rimuovere in maniera definitiva il cosiddetto mercato etnico di via Vinciprova, per fare spazio al capolinea dei mezzi di Busitalia. In questa azione, per gli ambulanti senegalesi, una parte dei quali da anni lavora a via Vinciprova, continua a non esserci alcuna proposta alternativa. Eppure, le loro richieste, rappresentate attraverso molteplici iniziative e manifestazioni in città, sono note da tempo anche all’Amministrazione comunale.
Tuttavia, la chiusura definitiva di via Vinciprova ai senegalesi potrebbe aprire la strada alla fine del silenzio istituzionale e, così, ad un rapporto differente, nel quale prevalga la disponibilità ad ascoltare e a trovare soluzioni condivise per gli ambulanti da parte di chi governa la città.
La decisione su via Vinciprova è stata presa dalla Giunta comunale con la delibera 218 del 13 giugno 2019 e ribadita dal Consiglio comunale di metà novembre scorso. La Giunta aveva deciso di sopprimere questa area e di procedere “allo sgombero della stessa dalle strutture ad oggi insistenti per lo svolgimento dei mercatini etnici”.
È interessante notare che alcuni membri di questa stessa Giunta erano al governo della città quando il cosiddetto mercato etnico fu inaugurato alla fine del 2006 e presentato dal Comune di Salerno con le seguenti parole, ancora presenti in una pagina del sito istituzionale: come un’area in cui “assaporare i colori e le atmosfere di una città del Commercio e della Solidarietà”, nella quale “i venditori ambulanti extracomunitari attendono i clienti in strutture ispirate alle tradizioni popolari dell’Africa e dell’Asia. Il visitatore avrà l’impressione di trovarsi nel cuore del gran bazar circondato da merci, profumi e suoni esotici; potrà immergersi nello shopping ma anche conoscere nuove culture ed espressioni di vita. I mercati etnici diventeranno col tempo un’attrazione turistica per la nostra città”. Concludendo che, sempre parole del Comune di Salerno, “la realizzazione dei mercati etnici è stata concordata tra l’amministrazione comunale ed i rappresentanti dei venditori nel rispetto della legalità e dell’ordinato svolgimento dell’attività commerciale. La nuova organizzazione consente di prevenire e reprimere l’abusivismo dando sicurezza e serenità ai venditori ed alle loro famiglie L’apertura dei mercati etnici è un concreto gesto d’integrazione economica e socioculturale degli immigrati nella nostra comunità. Li riteniamo una risorsa preziosa per costruire un futuro di pace e solidarietà”.
Dopo 14 anni, il Comune di Salerno, sebbene con la medesima maggioranza politica e, in parte, con le stesse persone (ad esempio, gli assessori Domenico de Maio e Eva Avossa, presenti nel 2006 come oggi), capovolge la propria idea. Manda via il mercato etnico e non propone, fino ad oggi, alternative per i venditori ambulanti senegalesi, così come di altre nazionalità.
La conclusione verso cui va il mercato di via Vinciprova è stata preceduta da anni di fallimenti, dei quali nessuno in città ha mai voluto assumersi la responsabilità politica e amministrativa. Va detto che il fallimento fu registrato praticamente subito. Già nel 2007, pochi mesi dopo l’inaugurazione, una delibera della Giunta municipale (la 785) riconobbe “il grande disagio sociale ed economico che stanno vivendo (gli ambulanti senegalesi e bangladesi) in quanto le aree mercatali individuate (via Vinciprova e via Limongelli) si sono dimostrate marginali rispetto ai flussi della circolazione urbana e del richiamo commerciale, comportando una sensibile riduzione dei guadagni”.
Quella stessa delibera del 1° giugno 2007 individuò un’alternativa, autorizzando “il trasferimento del commercio itinerante etnico nella sottopiazza della Concordia fino al 30/9/2007”. Successivamente, il mercatino di via Vinciprova è rimasto aperto ma privo di una reale promozione commerciale e turistica, trasformandosi in un’area residuale del capolinea degli autobus della Sita. Non a caso, gli ambulanti senegalesi e bangladesi, insieme ad una serie di italiani, sono stati autorizzati per diversi anni ad utilizzare, per lunghi periodi, l’area del sottopiazza della Concordia. Sono diverse le delibere di Giunta con le quali il Comune di Salerno ha autorizzato all’utilizzo di questa area posta all’inizio del lungomare le associazioni dei senegalesi e bangladesi, in diversi casi anche in collaborazione con l’associazione degli ambulanti di nazionalità italiana Anva. Le motivazioni di tale concessione si ritrovano nei testi delle delibere del Comune (ad esempio, le delibere 790/2012, 111/2014, 153/2015), che hanno sempre riconosciuto la condizione di “grande disagio che stanno vivendo gli operatori commerciali in questo periodo di crisi sociale”, così come sono state sempre accolte le considerazioni delle associazioni dei senegalesi e bangladesi in merito al grande disagio vissuto a via Vinciprova.
Ad un certo punto, nel 2016, questo tipo di soluzione risulta non più gradito alla Giunta comunale. E l’autorizzazione all’utilizzo del sottopiazza viene negata alle associazioni degli stranieri, mentre fino all’estate del 2019 ha continuato ad essere riconosciuta per altre attività ad associazioni di ambulanti italiani. Le ragioni di questa interruzione? I motivi ufficiali, dichiarati pubblicamente da membri della Giunta del Comune, sono relativi alla sicurezza dell’area e alla necessità di non sottrarre parcheggi alla città. Ad esempio, l’assessore alle attività produttive Dario Loffredo ha dichiarato a giugno 2017 che «non ci sono condizioni di sicurezza per un mercato», mentre in precedenza, nel mese di maggio, il sindaco Vincenzo Napoli aveva detto che «in quell’area deve esserci un parcheggio che sarà una boccata d’ossigeno per gli automobilisti». Queste sono state le prese di posizione istituzionale. Cosa ne è seguito successivamente?
Da una parte, una moltiplicazione di iniziative commerciali nell’area in questione, comprese quelle dell’installazione della ruota panoramica oltre ad una serie di manifestazioni come il Food village del 4-7 ottobre 2018. Dall’altra parte, ne è seguita una campagna di criminalizzazione degli stessi ambulanti, che ha trasformato il lungomare di Salerno in una zona di tensione, su cui si è sviluppata una parte della propaganda politica cittadina. Al centro di questa situazione si sono ritrovati, loro malgrado, le lavoratrici e i lavoratori ambulanti che per anni hanno operato nell’area del sottopiazza della Concordia. Questa campagna si è accompagnata ad un innalzamento esasperato dei controlli di polizia nella zona centrale della città, fino all’organizzazione di un vero e proprio dispositivo interforze di ordine pubblico che ha reso impossibile, specialmente nei giorni di maggiore affluenza, ogni attività commerciale per le e gli ambulanti.
Sul piano istituzionale, il comportamento del Comune è difficilmente comprensibile. Ciò che non si capisce è perché, all’improvviso, dopo anni, l’area del sottopiazza della Concordia è stata interdetta dapprima alle e agli ambulanti senegalesi e bangladesi e poi anche agli altri attori commerciali, in assenza di alternative. Inoltre, non si comprende come mai se l’area era considerata non sicura per le attività di vendita, questo tipo di attività sia stato comunque possibile per ulteriori tre anni, ma solo per alcuni operatori commerciali.
Quali conseguenze sociali ha avuto questa politica? Per le ambulanti e gli ambulanti senegalesi e bangladesi è diventato difficile svolgere il proprio lavoro e guadagnarsi da vivere, determinando un impoverimento della propria condizione socio-economica. Certo, loro si sono mobilitati, hanno scritto, hanno fatto proposte, hanno organizzato incontri e assemblee, hanno continuato a credere nella volontà del Comune di affrontare la situazione, ma hanno trovato una chiusura totale. Almeno fino ad oggi, considerando che uno spiraglio di apertura è stato evidenziato dal sindaco Napoli in un incontro pubblico al Comune sulla condizione delle famiglie senegalesi nel mese di dicembre scorso. A questa chiusura (che, forse, sta finendo) si è aggiunta quella di parte della popolazione locale, in particolare di alcuni abitanti di via Calò (una stradina di fronte piazza della Concordia), che si sono rivolti al Tar contro la proposta dell’amministrazione comunale avanzata nel 2017 di utilizzare la zona come area temporanea di vendita.
Nonostante queste manifeste ostilità, le ambulanti e gli ambulanti hanno continuato a dire che una soluzione c’è. Ed è quella di riprendere la concessione temporanea dell’area del sottopiazza della Concordia come fatto in passato, secondo le modalità previste dalle precedenti delibere comunali. In questa situazione, la politica locale potrebbe decidere di ascoltare questa parte del mondo del lavoro, giungendo ad una soluzione: ovviamente, anche proponendo aree di vendita differenti. In questo senso, da un momento all’altro la situazione potrebbe volgere al meglio: sarebbe sufficiente un atto di iniziativa politica da parte dei componenti dell’attuale Giunta, che apra un confronto con tutte le parti interessate e, come fatto in passato, possa giungere ad una soluzione soddisfacente e condivisa. In questa maniera non solo si affronterebbe la condizione di impoverimento che sta interessando una parte della popolazione senegalese e bangladese che vive e lavora a Salerno, ma si potrebbe anche trasformare la conclusione di un’esperienza critica, come quella dei cosiddetti mercati etnici, in un rilancio complessivo del lavoro ambulante in città.

(Tratto dal Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città)