Viaggio nella meraviglia della scuola svedese

Guardando a questo modello, viene fatto di pensare che forse, qui in Italia, abbiamo smantellato con troppa sollecitudine i laboratori destinati all’avviamento professionale nelle medie prima dell’introduzione del ciclo unico, e abbiamo dimenticato l’importanza di esercitare e sviluppare la manualità che, pure, nell’insegnamento della Montessori era essenziale

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Il confronto con il resto dell’Europa è raramente possibile per chi lavora per la pubblica amministrazione: è difficile entrare in un Ministero o in un ufficio comunale… I docenti e i Dirigenti, per una volta, sono invece dei privilegiati: le porte delle scuole si aprono loro grazie a Enti di formazione sensibili al confronto culturale, come Educo, nato per promuovere l’apprendimento della lingua inglese tra docenti e alunni. Così, con un nutrito gruppo di Dirigenti e docenti sono entrata in una scuola del primo ciclo a Lomma, vicino Malmo, sul mare.

Orari flessibili e spazi all’avanguardia nella scuola svedese

“Dir di quel ch’io vi scorsi è cosa dura…” direbbe il sommo poeta: laboratori per la lavorazione del legno e del metallo, per il cucito e il ricamo, per la creazione artistica, mense, aule luminose e attrezzate, angoli biblioteche, tutto colorato, sostenibile (preferibilmente in legno e metallo), comodo e “attraente”. Uno stile IKEA fresco e funzionale, con giardini e giochi esterni, cui gli alunni hanno accesso in due lunghe pause, anche con neve o pioggia. Tutto gratuito, dal pranzo ai libri, ivi compreso il computer o il tablet… unico dovere dei genitori: comprare una tuta per la neve e una per la pioggia, che gli alunni utilizzano per uscire a giocare e a fare movimento. Solo tre cicli con un’articolazione 0-5, 6-16, 17-19, che permette di posticipare a 16 anni la scelta tra 12 indirizzi tecnico professionali o tre 6 indirizzi liceali per accedere all’università. Bellissime anche le aule per i professori: una per il relax e l’altra per preparare le lezioni. E chi provvede a tutto? Il Comune! Sceglie, attraverso un alto funzionario (un po’ come il nostro provveditore), i Dirigenti e insieme a loro individua i docenti, tutti destinatari di contratti a tempo indeterminato. Fornisce educatori, psicologi, e persino il doposcuola per permettere a tutti i bambini di fare i compiti restando a scuola fino alle 16.
Ciò che mi ha colpito oltre l’educazione, la gentilezza (più di un alunno, incontrandoci ci ha ceduto il passo), l’inglese parlato da bambini e anziani, è però l’uso delle tecnologie. Nessun cellulare, ma un dispositivo per ciascuno su cui fare ricerche, verifiche e test per livello (che permettono l’autocorrezione), o accedere ai materiali presenti in cloud o su piattaforme didattiche. I docenti, tenuti ad assicurare un certo numero di ore delle diverse discipline ma liberi di decidere il proprio orario, preparano a scuola lezioni, verifiche e materiali: prestano 36 ore settimanali di lavoro (con il sabato libero) e durante la sospensione delle attività didattiche, dedicano un certo numero di giorni all’aggiornamento professionale obbligatorio.

Aggregazioni e attività garantite da moderni sistemi e programmi educativi e dalla funzionalità degli spazi

La scuola svedese, insomma, è riuscita a integrare in modo sostenibile e intelligente le nuove tecnologie nella didattica quotidiana, non in un’ottica sostitutiva né sottrattiva, bensì in aggiunta agli strumenti tradizionali quali carta, quaderni, materiale di cancelleria, libri (tanti e anche in inglese). Ma non solo: accanto alle competenze digitali, la scuola svedese dà un’importanza fondamentale al movimento e al gioco libero, considerati essenziali sia nello sviluppo cognitivo che in quello delle competenze relazionali e comunicative dei giovani alunni. Essenziale è, infine, lo spazio che la scuola lascia alla manualità, al “fare” costruttivo e creativo (sgabelli in legno, modellini di carta per abiti creati dai ragazzi, ecc.), senza tema di mettere a disposizione degli alunni trapani, martelli, macchine da cucire, e tanto altro materiale utilizzato sotto la supervisione di un docente preposto ai laboratori. Perciò non solo aule, né solo spazi di apprendimento dedicati a una particolare disciplina o attività, tra i quali gli alunni si spostano di continuo (come nel sistema inglese), ma un sistema misto: gli alunni hanno una propria aula e un’auletta annessa dove fare attività individuali, ma si recano in modo autonomo nei laboratori accolti da un docente specializzato. Risultato: tutti hanno le stesse opportunità formative grazie alla presenza stabile di un “tecnico” negli ambienti attrezzati per le attività pratiche, che non sono lasciate alla buona volontà o alle competenze del singolo docente di classe. Nel contempo, nessun bisogno di laboratori multimediali, visto che tutte le aule sono attrezzate con dispositivi digitali e tutti possono utilizzare singolarmente un computer o un tablet…
Insomma, guardando al modello svedese, viene fatto di pensare che forse, qui in Italia, abbiamo smantellato con troppa sollecitudine i laboratori destinati all’avviamento professionale nelle medie prima dell’introduzione del ciclo unico, e abbiamo dimenticato l’importanza di esercitare e sviluppare la manualità che, pure, nell’insegnamento della Montessori era essenziale. E se l’insegnamento svedese fosse proprio quello di tornare alle metodologie di stampo montessoriano, penso a “Scuola senza zaino” importato a Salerno da una preside illuminata, che prevedono anche l’uso ponderato e consapevole delle nuove tecnolgie? Se si recuperasse l’importanza della motricità in tutti i suoi aspetti e della manualità, a dispetto di genitori iperprotettivi che si sostituiscono in tutto e per tutto ai propri figli? Magari potremmo arginare la dispersione di quegli giovani che prediligono attività pratiche, o contenere il dilagare di disturbi dell’apprendimento, difficoltà grafo motorie, iperattività, deficit di attenzione…o semplicemente della goffaggine che rende i nostri alunni sempre meno autonomi e incapaci di semplici gesti quotidiani (tagliarsi le unghie, allacciarsi le scarpe, ecc.), ma sempre più assorbiti da un uso esclusivo e riduttivo di smartphone, tablet e play station. Basterebbe ritornare alla solida tradizione nazionale, per avvinarsi alla Svezia…