Volata per la Procura di Salerno: 4 campani in lizza

La V Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha cominciato l'esame delle candidature presentate per la successione a Corrado Lembo. Primicerio favorito

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Entra nel vivo la corsa per il vertice della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno. La V Commissione (incarichi direttivi) del Consiglio superiore della magistratura, presieduta da Gianluigi Morlini, vicepresidente Emanuele Basile e di cui fa parte anche Piercamillo Davigo, sta per iniziare l’esame dei curricula presentati dagli aspiranti alla carica ricoperta, fino al 13 settembre dello scorso anno, da Corrado Lembo, collocato in quiescenza per raggiunti limiti di età. Il bando è scaduto il 27 novembre, e già entro la seconda metà di marzo la commissione intende, secondo indiscrezioni, proporre al plenum i nomi da mettere a votazione.

Leonida Primicerio

Tra i magistrati che hanno avanzato la propria candidatura, il ruolo di favorito spetta all’attuale procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, Leonida Primicerio. Nocerino, 66 anni ad agosto, Primicerio è, tra i concorrenti, la toga con la maggiore anzianità di servizio. Ha fatto parte della prima Procura distrettuale antimafia salernitana e, precedentemente, del “pool anticamorra”. Suo il coordinamento delle indagini, nei primissimi anni Novanta, che portarono alla disarticolazione di una delle più temibili (all’epoca) organizzazioni criminali operanti in provincia di Salerno. Quella capeggiata da ”Giovanniello” Maiale di Eboli, transitato dalla Nco di Raffaele Cutolo (era l’autista di fiducia di Rosetta, la sorella del potente boss di Ottaviano) al cartello di Nuova Famiglia. Riservato, taciturno, gran lavoratore, Primicerio successivamente ha maturato anche un’esperienza di consigliere nell’organo di autogoverno dei giudici, eletto tra le fila di Unicost, prima di tornare nel Palazzo di Giustizia di corso Garibaldi, all’inizio come sostituto procuratore generale, poi come capo dell’ufficio. La scelta di “scendere di grado” (il Procuratore generale è, tra i ruoli dell’accusa, il magistrato gerarchicamente sovraordinato a tutte le altre toghe del Distretto) testimonia la voglia del magistrato nocerino, appassionato sostenitore della squadra di calcio della sua città, di tornare a misurarsi con il fuoco delle indagini.

Luigi D’Alessio

A contendergli la nomina a numero uno dell’Ufficio inquirente c’è un suo vecchio collega di Procura, Luigi D’Alessio. Salernitano, 64 anni, D’Alessio è attualmente procuratore capo di Locri, e in quella veste ha coordinato l’inchiesta su Mimmo Lucano, il sindaco di Riace per il quale aveva richiesto gli arresti in carcere, trasformati (con qualche nota di biasimo forse esagerata, viste le successive pronunce del Riesame) in domiciliari dal giudice delle indagini preliminari. Nello stesso periodo in cui Primicerio, con Alfredo Greco (coordinatore) e Ennio Bonadies costituivano il nucleo della nascente Dda salernitana, D’Alessio formava, con Michelangelo Russo e Vito Di Nicola, il “pool Mani pulite” che, a imitazione ed esempio di quello milanese, aprì numerose inchieste sulla cosiddetta Tangentopoli salernitana: da quella sulla Fondovalle Calore, incentrata sui tecnici Raffaele Galdi e Franco Amatucci (e su una semplice promessa di tangenti, mai versate), alle indagini sulla famosa “manovra da 140 miliardi” la cui vicenda simbolo fu l’inchiesta sull’appalto per i lavori di realizzazione del Trincerone Ferroviario di Salerno (conclusasi a dibattimento con numerose assoluzioni e proscioglimenti). Una curiosità: se Primicerio è un grande tifoso della Nocerina, D’Alessio è un accanito supporter della Salernitana: il derby è servito, insomma. La collocazione di D’Alessio all’interno dell’Anm è, da sempre, tra le fila di Magistratura Democratica.

Nunzio Fragliasso

A provare a sbarrare il passo agli “indigeni” ci sono due napoletani. Il primo, Nunzio Fragliasso, è attualmente uno degli aggiunti di Giovanni Melillo, procuratore capo presso il Tribunale di Napoli. Nativo di Portici, 62 anni, anche Fragliasso può vantare un curriculum di tutto rispetto. Nel periodo di interregno tra la collocazione in quiescenza di Giovanni Colangelo e la nomina di Melillo, ha svolto le funzioni di reggente della Procura di Napoli, l’Ufficio inquirente che, per numero di sostituti e mole di inchieste, è tra i più importanti d’Italia. Fragliasso coordina la sezione Ambiente, Edilizia e Urbanistica: le più rilevanti indagini in materia di scempi ambientali, a partire da quelle – numerose – sulla Terra dei fuochi hanno avuto e hanno il suo coordinamento. Ma anche lui ha un passato da pm di Mani pulite. Nel biennio 1992-1994, con i colleghi Miller, D’Avino e Zeuli, fece parte del pool che, partendo dalle indagini sul dopoterremoto e sconfinando nel sistema di tangenti legate al mondo della sanità e alla figura di Duilio Poggiolini, andò all’assalto dei cosiddetti “viceré” di Napoli: i democristiani Paolo Cirino Pomicino, Enzo Scotti e Antonio Gava, il socialista Giulio Di Donato, il liberale Francesco Di Lorenzo, “Sua Sanità”. Nel gioco delle correnti, Fragliasso potrà contare sull’appoggio dei consiglieri in quota Magistratura Indipendente, la corrente dell’Anm in cui milita fin dalla fondazione.

Giuseppe Borrelli

Il quarto campano in corsa per la poltrona di procuratore capo di Salerno è Giuseppe Borrelli. Napoletano purosangue, 59 anni, Borrelli attualmente è uno dei due aggiunti che coordinano la Direzione distrettuale antimafia partenopea, affiancato da Luigi Frunzio dopo la morte prematura di Filippo Beatrice, uno dei due pm di Calciopoli. Nella sua città Borrelli è tornato da qualche anno dopo un’esperienza di lotta e contrasto alle ‘ndrine da pubblico ministero alla Procura di Catanzaro. Profondo conoscitore delle dinamiche delle grandi organizzazioni criminali, ha fama di essere un magistrato tecnicamente molto preparato. Dovrà contendere a Primicerio i voti dei consiglieri di Unicost. Anche lui, come i suoi due colleghi salernitani, è un appassionato di calcio. Segue il Napoli, di cui è un tifoso sfegatato, sia in casa che, quando gli impegni professionali glielo consentono, in trasferta.

(1-continua)