Voti e camorra, sindaco Pd in carcere

In cella Antonio Carpino, ricandidato a Marigliano: accuse di corruzione elettorale e scambio politico mafioso

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Voti comprati in cambio di soldi e promesse di assunzioni e appalti alla camorra. Con questa accusa è finito in carcere Antonio Carpino, sindaco Pd di Marigliano, popoloso comune del Nolano. Lo avevano appena ricandidato per le comunali di settembre. Stessa misura cautelare per Luigi Esposito, detto ‘o sciamarro, già detenuto al 41 bis. A ordinare gli arresti il gip Egle Pilla del tribunale di Napoli, su richiesta della Dda napoletana. Ad eseguirli i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castello di Cisterna. A inguaiare Carpino, avvocato penalista, i verbali di cinque pentiti: Raffaele Aurelio, Massimo Pelliccia, Cristiano Piezzo, Fortunato Piezzo, Tommaso Schisa. Cristiano Piezzo, Pelliccia e Schisa si sono autoaccusati dei fatti contestati agli altri indagati. Due i reati contestati, per fatti risalenti tra 2014 e 2015: scambio elettorale politico mafioso, corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Da qui, dal “clan dei mariglianesi”, comincia una storia vista altre volte. Una storia (presunta) dove politica, affari e clan si intrecciano saldamente.

Le accuse agli indagati. Secondo le indagini, Carpino, nelle ultime elezioni al Comune, «si procurava e poi accettava la promessa da parte di» Cristiano Piezzo e Massimo Pelliccia. Piezzo era il capo del clan dei Mariglianesi, Pelliccia un esponente di spicco della potente cosca dei Mazzarella, napoletani ed egemoni a Marigliano. Ma Carpino avrebbe stretto un patto anche con Esposito ed il genero Schisa. Il primo è ritenuto capo del clan dei “paesani”, in quel periodo alleato di Piezzo. L’altro è un «elemento di spicco del clan delle Pazzignane alleate del clan Rinaldi di Napoli». Il candidato sindaco avrebbe chiesto ai boss «di procurargli voti (…) in cambio dell’erogazione di denaro e della promessa di erogazione di altra utilità». Voti per una doppia scadenza elettorale del 2015: le primarie dell’8 marzo, le amministrative del 31 maggio e 14 giugno. I pacchetti di consensi, al centro dell’inchiesta, sono quelli del quartiere Pontecitra. Circa 2.000-2.500 preferenze, pagate fra i 30 e i 50 euro l’una. Perché a sentire i collaboratori «noi univamo la paura con i soldi: da un lato – afferma Schisa – offrivamo all’elettore il denaro, dall’altro sapevamo che aveva anche paura di noi». Per portare gli abitanti a votare, sarebbero stati allestiti due autobus, pagati dal politico. L’ordinanza del gip ruota intorno ad un passaggio: le promesse di Carpino ai camorristi. «Una volta assunta la carica di Sindaco – si legge nel provvedimento-, egli avrebbe costituito una cooperativa di ex detenuti in cui assumere le persone da essi indicate nonché avrebbe affidato i futuri contratti di appalto stipulati dal Comune ad imprenditori indicati dal Piezzo e dall’Esposito in ragione del loro assoggettamento estorsivo agli stessi». Per comprare i voti, inoltre, Carpino «effettivamente versava – sostiene il giudice – ad Esposito Luigi e destinava a Piezzo Cristiano la somma di 10.000 euro suddivisa in due tranches, consegnata rispettivamente prima delle elezioni ed al buon esito delle stesse». L’ordinanza ipotizza la «piena consapevolezza» del candidato, «avvocato penalista», del «ruolo camorristico egemone nel quartiere Pontecitra di Marigliano ricoperto» dagli altri indagati. Ma anche «dell’assoggettamento omertoso degli abitanti». Agli atti anche la testimonianza di Filomena Iovine, candidata del centrodestra, sconfitta al ballottaggio. «Mi chiedete se ho avuto sentore del fatto che la camorra si sia intromessa nella campagna elettorale per le elezioni comunali nel 2015 – afferma-: rispondo che il Carpino camminava con lo Sciamarro; entravano insieme nelle case della gente». L’arresto del sindaco ricandidato è un’altra tegola sul Partito Democratico. «La notizia ci colpisce duramente – recita una nota del Pd di Napoli-: nessuno avrebbe immaginato i fatti che lo hanno determinato. Abbiamo totale fiducia nella magistratura e siamo certi che svolgerà con rapidità il suo lavoro di approfondimento delle accuse, anche alla luce della ricostruzione dei fatti che il sindaco Carpino, come pure auspichiamo, fornirà. Ci aspettiamo che tale ricostruzione possa chiarire le gravissime contestazioni che oggi gli sono mosse».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)