Yann Moix, le donne e le angosce di Narciso

Le idee dello scrittorer crollano miseramente, ma egli le mantiene in campo per utilità alla vigilia dell'uscita del suo nuovo romanzo "Rompre" edito da Grasset

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Yann Moix, presentatore, scrittore e sceneggiatore francese in una intervista a Marianne Mairesse di Marie-Claire dichiara di preferire le venticinquenni, alle donne della sua età, semplicemente perché troverebbe orribile frequentare una sua coetanea, troppo poco tonica per i suoi gusti. L’argomento è interessante, di una privata inclinazione si è fatto un manifesto, ma accade normalmente con i personaggi pubblici. La cassa di risonanza che hanno le loro dichiarazioni trasforma l’esperienza soggettiva in dato oggettivo, al punto da farlo diventare unico parametro di valutazione, cosa che accade, quotidianamente, soprattutto perché si cerca il sensazionalismo fine a se stesso, utile per far decollare notizie che diversamente non andrebbero da nessuna parte.

Induce a profonde riflessioni l’intervista in cui lo scrittore teorizza la sua predilezioni per donne giovanissime e non per le sue coetanee cinquantenni

Torniamo a Yann Moix e alla sua affermazione. È innegabile che a nessuno piaccia, risvegliarsi la mattina con qualcuno che non appaia gradevole, solo che ognuno ha il proprio parametro di gradevolezza, e lo sguardo per quanto denunci, molto spesso, l’età è anche capace di ammantare l’altro di tenerezza, senza badare ai segni che il tempo lascia sulla cute. Che la giovinezza sia un elisir ed anche un afrodisiaco è un fatto stranoto, del resto amare è specchiarsi, e a nessuno piace rivedersi vecchio, bolso nello sguardo di un altro, semplicemente perché la ferita narcisistica, con l’età, non smette di sanguinare e le conferme che chiediamo, soprattutto al sesso e all’amore, sua logica conseguenza, restano immutate e non si placano con gli anni. Al contrario, invecchiando si torna adolescenti e un corpo acerbo, nel nostro immaginario, è l’unico in grado di restituirci una giovinezza irrimediabilmente perduta. Del resto, attraversare un altro, altro che della vita ancora poco sa, è un’operazione più semplice. Non è necessario mettersi a nudo, basta far parlare il proprio biglietto da visita, e recitare il ruolo che l’età ha ritagliato, per noi, nella grande recita dell’esistenza. Nemmeno dovremmo preoccuparci di fare l’amore con noi stessi, sperando che l’altro non ci rapini. L’altro, soprattutto se è più giovane, ci prenderà l’armatura tutta, senza nemmeno farci sforzare di ridurla a pezzi. La maturità è altamente seduttiva, e oggi le donne, che hanno acquisito consapevolezza, sanno che come un uomo maturo fa colpo sulle donne di tutte le età, così possono fare anche loro. È qui le teorie di Yann Moix crollano miseramente. Un corpo che non abbia una storia armoniosa da raccontare, soprattutto con l’avvento dei social, non seduce più nessuno, uomo o donna che sia. Nessuno è disposto a fare sempre e solo da cassa di risonanza all’altro senza provare lo stesso identico appagamento, la stessa identica intensità, intensità che è del vivere innanzitutto. In amore non vince chi fugge, vince chi gioca la sua partita fino in fondo, senza sconti e senza remore. E la partita dell’età è la più importante, l’unica che valga davvero la pena di giocare perché l’età è l’eterno tabù, più del sesso, e del potere stesso, suo eterno alleato. È chiaro che con un libro in uscita dal titolo “Rompre”, romanzo edito da Grasset, e che affronta il tema della fine di un amore, la polemica ci stia tutta. Resta a conferma di ciò anche la dichiarazione sempre nell’intervista a Marie-Claire in merito alle sue affermazioni : “Può essere triste e riduttivo per le donne con le quali esco ma trovo che il genere asiatico sia sufficientemente ampio, vasto e infinito per me da non dovermi vergognare”. È ancora una vergogna essere se stessi in amore, soprattutto per uno scrittore che è da sempre dichiaratamente contro ma che riesce, in questo caso, solo ad essere antico e conforme? L’unica cosa a cui viene da pensare è che in tutto questo ragionare manchi proprio la tenerezza per sé, ben altro dalla cafonaggine o dalla rabbia con cui Yann Moix è stato sommerso.