Yram, il viaggio sonoro post rock strumentale degli Irebus

La band cilentana, nata nel 2010, si trasforma con il nuovo Ep: cinque tracce strumentali, capaci di racchiudere influenze post-rock che richiamano una contaminazione fortemente elettronica

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Gli Irebus nascono nel 2010 cercando di fondere e rielaborare aspetti pop e rock nel loro lavoro di produzione. Nel 2012 la band cilentana – formata da Nicola Di Mieri, Jimmi Foresta, Vincenzo Cultrera, Gerardo Siano e Luca Cultrera – esce alla ribalta sulle reti Mediaset, dove viene trasmesso il secondo brano “Sciatti Dei” tratto dall’EP “Eco di un ricordo”. Il loro primo singolo, invece, è “Non torna più”.
Una lunga pausa di sette anni prima di ritornare sulle scene musicali.
In questo lasso di tempo, Gerardo Siano lascia la band per motivi lavorativi. Al ritorno in scena gli Irebus cambiano pelle proponendo una musica diversa dai loro inizi.
Un cambiamento strutturale: si passa da una fusione di pop e rock, per arrivare a musiche elettroniche che ben si collegano a un post-rock strumentale che ricorda band come gli Explosions in the Sky.
Questa trasformazione è evidente nel loro primo lavoro dopo questa lunga pausa: nell’Ep “Yram”. Da questo nuovo lavoro viene tratto il singolo d’apertura e il suo videoclip “O.O.B.E.”. Nicola Di Mieri risponde a nome di tutto il gruppo alle nostre domande.

Sette lunghi anni prima di ritornare, con un cambiamento musicale tangibile: frutto di un’evoluzione musicale maturata in questi anni di pausa, oppure una rottura con la genesi delle produzioni dei vostri inizi?
Ciò che abbiamo iniziato quasi 10 anni fa resta nel nostro bagaglio di esperienze. Non c’è stato un momento in cui abbiamo deciso di cambiare, crediamo il cambiamento sia frutto delle nuove esperienze culturali e musicali che abbiamo vissuto. Dopo molti anni di pausa, ma soprattutto di sperimentazioni, abbiamo deciso di dare sfogo alla nostra creatività che ci ha portati dritti a questa vena post-rock/elettronica.
“Yram” è una proposta di cinque tracce strumentali, capaci di racchiudere influenze post-rock che richiamano le sonorità di gruppi come gli Explosions in the Sky con una contaminazione fortemente elettronica. L’ascoltatore riesce a plasmare ogni traccia imprimendo una personale reazione fatta di emozioni e suggestioni che tali musiche ispirano. Si esprime, dunque, la volontà di rendere il pubblico parte attiva del vostro lavoro?
Crediamo che questo tipo di sonorità possano dare all’ascoltatore la possibilità di creare, in maniera immaginaria, un paesaggio, un ambiente nel quale ritrovarsi in quel momento. L’obiettivo di “Yram” è proprio questo: coinvolgere il più possibile l’ascoltatore, affinché abbia la possibilità di contestualizzare le proprie esperienze all’interno di questo “viaggio sonoro” e poter collegare le emozioni e le sensazioni che lo stesso Ep suscita, con un preciso momento o una fase della sua vita, oppure con la vita in generale. Per noi “Yram” ha un preciso significato, ma questo non preclude all’ascoltatore la possibilità di attribuirne uno proprio: è proprio questa la parte più importante!
Nel videoclip O.O.B.E. le immagini rimandano a uno stile underground, in una veste molto anni 90, un vostro viaggio da Agropoli, Bologna, Firenze; una lunga sequenza di istantanee di spazi, passi, azioni vissute in un continuo divenire. Nelle altre tracce si lascia essere protagonisti e creatori di scenari onirici gli ascoltatori; in questo video, la realtà del presente è il fulcro: non come semplice palcoscenico, bensì, come un percorso che volete condividere con ogni spettatore. Può definirsi un omaggio al vostro pubblico?
Per quanto riguarda le città, queste sono state quelle che hanno maggiormente influenzato la nostra vita negli ultimi 4 anni. Un percorso di vita, come quello che vogliono rappresentare le immagini del videoclip di O.O.B.E., doveva per forza passare per questi luoghi. Il fatto di non focalizzare mai le immagini su un soggetto preciso ha lo scopo di dare un senso un po’ più intimo e soggettivo a ogni singolo ascoltatore; un senso condiviso, anche se in maniera non identica, con noi e con altre persone che ascoltano il brano ed osservano il video. Potremmo definire questo videoclip come una guida che offre vari scenari, e quindi numerose “strade” da scegliere, per poi raggiungere lo stesso punto con stati d’animo diversi. Ci piacerebbe molto, in futuro, poter esprimere le nostre sensazioni con il pubblico e capire quali sono quelle che invece hanno avuto loro all’ascolto dell’Ep. È proprio questa la parte più interessante di questo lavoro: poter coinvolgere altre persone e condividere con loro pensieri e stati d’animo suscitati da un percorso “fatto insieme”.
Come immaginate i vostri futuri live: in che modo e in quale location le vostre performance vorranno fare rivivere questi scenari mentali e personali che si esprimono nel susseguirsi delle tracce nell’Ep?
Le nostre performance non riguarderanno soltanto il lato musicale, ma cercheremo di focalizzarci anche sull’aspetto narrativo e filosofico che l’Ep stesso rappresenta per noi.
Per le location pensiamo di esibirci non solo in posti legati esclusivamente alla musica ma bensì in spazi legati a culture artistiche differenti come librerie e teatri.