Zona orientale, è allarme povertà

A rischio un residente su tre di S. Eustachio e rione Europa. La situazione più drammatica è quella delle famiglie numerose

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«I questionari anonimi sono stati dati alle persone che venivano a richiedere il pacco alimentare che durante l’emergenza covid sono raddoppiate. Nasce da qui questa iniziativa che vuole mettere in atto una carità intelligente e non a pioggia, ma siccome per fare questo c’è bisogno di dati, allora insieme al team coordinato, sotto il profilo scientifico, dalla professoressa Rossella Trapanese, abbiamo raccolto i dati di una realtà complicata alla quale per dare delle risposte concrete bisogna che si attivi una rete di sinergie», con queste parole don Nello Senatore ha introdotto ieri la conferenza di presentazione dei dati raccolti nei quartieri Sant’Eustacchio ed Europa, oggetto dell’indagine sulle condizioni socio-economiche e sui bisogni delle famiglie della zona orientale di Salerno. I dati raccolti hanno sconcertato l’assessore alle Politiche sociali Giovanni Savastano che ha ritenuto opportuno «incrociare questi numeri con quelli raccolti dal monitoraggio permanente del servizio sociale territoriale attraverso i suoi sportelli di ascolto» e ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione che, come conferma anche la professoressa Trapanese, risulta essere la provincia prima in classifica per investimenti nella lotta alla povertà. «Abbiamo investito ogni anno 140 mila euro con la Caritas solo nel pagamento delle utenze alle famiglie in difficoltà, investiamo 64 euro a cittadino, altre città ne investono solo 7. Questi dati raccolti mi lasciano sconcertato ma la lettura va fatta con estrema attenzione, epurarla da mere rappresentazioni e al netto di quei deplorevoli comportamenti che hanno portato le stesse famiglie a ritirare il sussidio più volte in parrocchie diverse». Nell’analisi circostanziata dei dati, fornita da Lambros Andreou, attivista della “Zona Orientale Rugby” che ha coordinato la consegna dei questionari, si è messo in luce come anche questo problema sia stato risolto «con la condivisione dei nominativi dei beneficiari tra una parrocchia e l’altra, dunque confermiamo la robustezza dei dati raccolti». I campi d’indagine sono stati principalmente tre: il contesto, la situazione socio economica e l’analisi dei bisogni. 112 le famiglie intervistate per un totale di 489 persone, una media di 4,65 persone per nucleo. Le Caritas parrocchiali hanno fornito i numeri delle persone che hanno richiesto assistenza: 514 in totale, di cui 84 appartenenti alla Parrocchia del Gesù Redentore e 430 a quella di Sant’Eustachio. Risultano così circa 2000-2400 le persone aiutate durante l’emergenza su un totale di 8714 abitanti e 2810 famiglie che abitano i due quartieri. Significa che qui una persona su tre è a rischio povertà e che quelle che lo sono risultano essere anche le famiglie più numerose. I dati dicono inoltre che di questi poveri quasi il 95% è costituito da italiani e che dunque il fattore immigrazione contribuisca molto poco. Il livello d’istruzione è medio nel 68,75% dei casi, solo il 12,5% ha completato il ciclo di istruzione superiore e solo l’1,78% ha frequentato l’università o ha una qualifica professionale specifica. «Questo è il primo aspetto sostanziale che mette in atto quella che viene definita comunemente “trappola della povertà” spinta a perpetrarsi quale risultanza di un sistema culturale fatto di valori e credenze che li ancora a quel modello di generazione in generazione» ha spiegato la professoressa Trapanese, responsabile dell’Osservatorio politiche sociali (OPS) dell’Università di Salerno. Altro meccanismo della trappola è infatti la dispersione scolastica in età evolutiva (0-5 anni): solo il 41,3% in questa classe di età frequenta gli asili nido e la scuola dell’infanzia, nonostante vi siano molteplici “Poli per l’infanzia” a disposizione; un dato sicuramente correlato alla disoccupazione di uno dei due genitori che ha per questo la possibilità di occuparsi dei bambini, ma i dati scientifici mostrano come per l’uscita dalla trappola sia fondamentale la frequenza degli asili nido per lo sviluppo delle capacità cognitivo sociali necessarie all’emancipazione. I dati confermano: le famiglie con un solo stipendio sono il 28,57%, quelle con due solo il 6,25 %, invece è del 65,18% il tasso di famiglie senza alcuno stipendio. Tra queste la distribuzione degli aiuti pubblici come il Reddito di cittadinanza o un qualsivoglia sussidio pubblico va dal 32 al 48%, solo il 32,14% non utilizza alcuno strumento. L’obiettivo sarà fornire a istituzioni imprese e realtà del terzo settore una prima chiave di lettura per elaborare strategie condivise.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)