Zona rossa deluchiana, operazione verità

La Cabina di regia: «La Regione ci chiede il massimo livello di contenimento». Santa Lucia segnalava dati last minute più gravi, poco chiari nel verbale. Il governatore sinora non ha detto di aver richiesto a Roma la stretta per la Campania. E poi c'è il conflitto d'interessi di Coscioni

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Operazione verità sulla zona in Campania. A chiedere la stretta – in vigore da domani – è stata la Regione. Lo ha fatto sulla base di dati last minute, rispetto a quelli già inviati a Roma. Questo non si dice, ma emerge dal verbale della Cabina di regia. Gli esperti del ministero, peraltro, hanno condiviso le preoccupazioni di Palazzo Santa Lucia. Idem il ministro della Salute, cui spettava la decisione finale. Senza i nuovi indicatori, la Campania sarebbe rimasta arancione. Proprio come la Lombardia, che in zona rossa non voleva finire. E appunto non ci è andata. Lo diciamo per chiarezza: è nel diritto di un’amministrazione decidere. E se De Luca – nel bilanciamento degli interessi – ritiene indispensabile il lockdown, fa bene a chiederlo. Però esiste il senso di responsabilità, ed anche la trasparenza dell’agire politico. Perciò andrebbe comunicato ai cittadini. Anche a chi vede male la zona rossa, oppresso da altri timori, differenti dal virus. E non sono pochi, a quanto pare. Ma per comprendere l’accaduto, bisogna scorrere le carte. «La Cabina di Regia – si legge nel verbale della riunione del 5 marzo – recepisce una segnalazione della Regione Campania. Sulla base della evoluzione della epidemia, la Regione chiede di valutare la possibilità di estendere all’intero territorio regionale le misure di prevenzione di cui all’art. 3 del d.p.c.m. del 14 gennaio 2021 e confermato con Dpcm del 2 marzo 2021. In considerazione del fatto che la Regione si colloca ad un livello di rischio alto, ha identificato un peggioramento dell’epidemia e una elevata prevalenza di infezioni causate dalla variante Voc 202012/01 del virus SARS-CoV-2, e che in base ai dati aggiuntivi forniti dalla Regione e confermati da dati più recenti non inclusi in questa analisi, essa presenta una incidenza molto elevata che supera il valore soglia di 250 casi per 100.000 abitanti». Quindi «la Cabina di Regia esprime parere favorevole ad applicare nella Regione Campania il massimo livello di mitigazione (zona rossa, ndr). Infatti, l’analisi complessiva della situazione risulta equiparabile ad un contesto epidemiologico compatibile con l’adozione di misure maggiormente restrittive». Insomma, i dati scientifici contano. Ma anche il volere della Regione pesa. Peraltro, non sempre i desideri dei governatori sono accolti. Se la Campania ottiene la zona rossa, destino opposto ha la Basilicata. La regione d’origine di De Luca rossa era già. Ma dalla misura – talvolta succede – ambiva ad uscire. E invece, niente da fare: c’è il niet dei tecnici. «La Cabina di Regia – afferma il verbale – nota che nell’ultimo aggiornamento dei dati forniti dalla Regione Basilicata secondo i tempi previsti dal monitoraggio, non sono intervenute variazioni che cambino la stima dell’Rt basata sulla data inizio sintomi relativa al 10 febbraio 2021». Proprio l’Rt – l’indice di contagiosità di un territorio – è un pomo della discordia. Se condanna la Basilicata a restare rossa, viceversa lascerebbe la Campania arancione. Dal 10 al 17 febbraio – ultima data rilevata – qui scende addirittura, da 1.04 a 0.96. Sennonché, un ritorno di fiamma potrebbe essere fra «i dati più recenti». Quelli inviati in extremis dalla Campania, per perorare la zona rossa. Non lo sappiamo con certezza, perché le cifre non sono nel verbale: dobbiamo fidarci. Nessun aggravamento, del resto, si desume dal rapporto positivi/tamponi. Resta uguale tra il 26 febbraio – data della penultima riunione della cabina di regia – e il 5 marzo: 11.2%. E ieri è all’11.1%. In Campania, sono controversi pure i numeri dei posti letto Covid, in terapia intensiva. Su 656 disponibili, il 26 febbraio ne risultano occupati 144, il 5 marzo 140. Il quadro, insomma, migliora. Sono i dati del bollettino dell’Unità di crisi regionale. E coprono l’arco di tempo utile, alla Cabina di regia, ad effettuare una valutazione. Ieri, però, si registra un rialzo: 148 posti occupati. Ben peggiore lo scenario dei posti letto Covid in Area Medica, per gli ammalati meno gravi. Nella settimana in oggetto, i degenti aumentano da 1.294 a 1.358, su 3.160 posti disponibili. E ieri ulteriore crescita: 1.385 pazienti. Altro elemento non trasparente, ma decisivo, è l’incidenza. «Sono sei le Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Fvg, Lombardia, Marche) – spiega il verbale – in aumento rispetto alla settimana precedente, classificate a rischio alto di una epidemia da virus SARS-CoV-2 non controllata e non gestibile. Tre Regioni classificate a rischio alto (Emilia-Romagna, Lombardia e Marche) presentano una incidenza molto elevata negli ultimi 7 giorni rispetto alla media nazionale e superiore al valore soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, mentre in Abruzzo e Campania si rileva una incidenza elevata negli ultimi 7 giorni e superiore a 200 casi per 100,000 abitanti». Dunque, la Lombardia (254,44) ha un’incidenza superiore alla Campania, ma resta arancione (rafforzato). Peraltro, le due regioni vivono uguale allarme («molteplici allerte di resilienza segnalate»). I diversi colori sono frutto di opposte volontà politiche. La Campania chiede la zona rossa. Il governatore lombardo Fontana si vanta di evitarla, considerandola una jattura: «È merito delle nostre misure di ieri (giovedì, ndr)». In Lombardia, cioè, vige l’arancione scuro, via di mezzo fra rosso e arancione. Un regime meno rigido, dove – ad esempio – non chiudono le attività economiche. Fontana – tutt’altro che brillante nella gestione pandemica – non ha difficoltà ad ammettere le sue scelte. Se siano giuste od errate si vedrà. In Campania, invece, tutto sembra calare dall’alto, per un oscuro determinismo. La morsa rossa è percepita come il freddo responso di un algoritmo. O al massimo dell’asettico verdetto della Cabina di regia. E qui va aperta una parentesi, per il singolare caso di Enrico Coscioni, presidente dell’Agenas: nell’organismo siede come referente della Conferenza delle Regioni, ed era lì venerdì. Ma è anche membro dell’Unità di crisi della Regione, e consigliere di De Luca per la Sanità. Coscioni, insomma, è controllore e controllato. A Santa Lucia elabora le informazioni da mandare a a Roma. E a Roma valuta quegli stessi documenti. Non sappiamo se – quando tocca ai dati campani – Coscioni si alzi, e vada a prendersi un caffè al bar. Magari così, giusto per togliere dall’imbarazzo gli altri 9 componenti. In fondo, la Cabina di regia è un organo consultivo, non certo deliberante. E non sussistono obblighi di astensione. Ma una questione di opportunità, almeno quella, sì.

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città in edicola oggi)